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giovedì 7 marzo 2013

Irrational exuberance #2

Seguito del precedente.

Oggi Draghi ha detto:

«I mercati, dopo qualche agitazione dopo le elezioni, sono ora tornati più o meno a dove si trovavano prima [delle elezioni]. Credo che i mercati comprendano che viviamo in democrazie. Nel complesso, in questo momento i mercati sono assai meno impressionati dei politici e di voi [giornalisti]. Molto dell’aggiustamento fiscale compiuto dall’Italia continuerà come con il pilota automatico. Tutto ciò accade in un contesto generale dove abbiamo molti segni che la fiducia verso i mercati finanziari dell’area euro sta tornando»
Fonte: Phastidio

Ovvero quello che dicevo io nel post precedente. Solo che io sono preoccupato e lui tranquillizza, così come fanno le banche.
  


mercoledì 6 marzo 2013

Domande di finanza #3 - risposte ai commenti


Parliamo di oro e moneta. Money




Stefano scrisse:

Ivan ma come fai a dire che la fiducia è più reale del prezzo dell'oro? Per esempio: l'oro è un bene reale, ed è un bene perché quasi tutta la gente del mondo crede che sia prezioso. L'euro, invece, è un bene perché tutta la gente del mondo crede nell'Europa. Ora, in Italia manca poco e torna al governo un tizio che tutto il mondo ritiene incapace di ripagare un debito. Altri stati non se la passano un gran che. La fiducia mi sembra un concetto molto labile. Inoltre, dall'altra parte, è un concetto estremamente manipolabile. Chiunque sia dotato di sufficiente potere di influenza delle opinioni, di carisma, lo può pilotare. Non è forse perché si è inspiegabilmente riconquistato la fiducia degli italiani che il tizio di cui sopra ha quasi rivinto le elezioni?
A me pare evidente che agganciare la ricchezza di una nazione a qualcosa di così aleatorio sia rischioso. 


Premetto che volevo essere un po' polemico e che ho un'avversione per l'oro.

Ad esempio Stefano dice che "tutta la gente del mondo crede che sia prezioso". Beh, questa è fiducia! Ok, questa fiducia dura da secoli, ma perché l'oro e non il palladio o le terre rare? Si tratta di convenzioni. Fosse per me legherei piuttosto l'emissione di moneta al numero di suini in circolazione (bovini per gli arabiebrei). Non è un bene che ha un vero valore reale? Oppure l'acqua. Senza acqua non c'è vita, anche se il valore dell'acqua è basso, come già detto col famoso paradosso dell'acqua e diamanti da Smith. O in modo più poetico da Faber: "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori". Leghiamo la moneta alla merda da cui coltiviamo fiori (da mettere nei vostri cannoni, drogati)!




Più seriamente.

Uno dei vantaggi che si attribuisce all'oro è di rendere il ciclo economico più stabile. Come detto l'oro è molto volatile. Per dire il prezzo del latte è molto più stabile (si veda grafico preso da qui) espresso in USD che in oro.


Problema pratico: ora non c'è abbastanza oro, le riserve auree della banche rispetto alla moneta in circolazione ho letto che sono circa 1 a 40-50. Quindi cosa succede se capita una crisi bancaria quando tutti vogliono oro? La Banca Centrale non ne ha abbastanza. Riduciamo la moneta in circolazione di 50 volte? Ammazzi l'economia.


Inoltre, perché la fiducia è importante e perché rende il sistema più stabile?

Esempio 1. La Svizzera è stata invasa dai soldi durante il periodo più grave della crisi. Questo ha portato il cambio verso la parità con l'Euro, invece di un valore che dovrebbe essere in zona 1.35-1.45. Dato che la Banca Centrale svizzera ha credibilità, ha potuto dire che il cambio deve essere almeno 1.20. Immediatamente il cambio è salito a 1.20 senza bisogno di intervento sul mercato, è bastato l'annuncio. Poi ovviamente il mercato ha testato la banca e la banca ha prontamente comprato Euri quando il cambio cercava di sforare in basso la barriera di 1.20. Ora si ritrova con qualche decina di miliardi di titoli europei. E gli stranieri hanno in nostri amati Franchi. Uno dei tanti squilibri attuali.

Esempio 2. Il tasso d'interesse dei paesi europei periferici ha cominciato ad aumentare rispetto a quelli centrali con la crisi. Prima lo spread era sui 20-30 basis point, mentre con la crisi è salito per alcuni paesi a 700 e oltre. Perché? Prima il mercato pensava che la zona Euro fosse un solo mercato o che almeno tendesse verso questa soluzione, quindi lo spread era dovuto principalmente a differenze di rating (Germania AAA e Italia era A), ovvero la percezione del rischio era sbagliata. Con la crisi il mercato si è detto: "ostia, ma guarda che l'Italia ha un debito del 120% del PIL, non cresce, deficit... mhh... mi sa che per prendermi il rischio-Italia mi devono pagare molto di più". Poi cosa è successo? Con Monti ha mostrato di avere la volontà di migliorare i conti pubblici ed è diminuito un po'. Ma con l'austerità montiana e i tagli il PIL è diminuito e il debito è cresciuto. Ovvero il rapporto tra i due è aumentato ulteriormente. Però c'era la fiducia che questa fosse la strada giusta per risanare la situazione. Piano piano.

Poi l'altro Mario, Draghi, ha pronunciato la famosa frase che "la BCE farà di tutto per salvaguardare l'Euro". Quella frase ha ridotto lo spread! Fiducia! Fiducia nel fatto che la BCE invece di guardare solo l'inflazione (che è il suo mandato) farà qualcosa di più.


Spiegazione più tecnica: fissare l'emissione di moneta all'oro è come avere il cambio fissato con un'altra valuta su cui non hai controllo, tipo l'Argentina che fissava il peso al dollaro. I cambi fissi hanno il problema che tu agganci la tua moneta ad un paese con dinamiche diverse.

Esempio: un paese cresce molto e crea inflazione e magari anche bolle speculative. L'altro paese (che ha ancorato la moneta al primo) cresce poco ed è in recessione. Questo paese non ha la possibilità di gestire la politica monetaria. Il primo paese tenderà a ridurre l'offerta monetaria per raffreddare l'economia e il secondo vedrà esacerbata la situazione recessiva per colpa del legame con l'altra moneta non controllabile. Si perde uno strumento. Esattamente quello che succede in Europa con paesi con cicli economici diversi. Con l'oro è uguale: mettiamo che un paese cresce molto e anche le sue riserve aurifere (p.es. nuova miniera): si crea iperinflazione.

Nel caso dell'Europa questi cicli economici potrebbero essere allineati o le differenze ridotte con una politica fiscale comune. E questo è il mio punto: serve un'Europa più unita. Ma bisogna convincere i paesi filo tedeschi. Che non hanno fiducia nei paesi periferici. Secondo me la fiducia è la base. Invece sull'oro non hai (quasi) nessun controllo.


Questo mi fa venire in mente i miei studi assicurativi, quando il più divertente docente del corso ci ricordava continuamente due concetti base del diritto anglosassone legati all'assicurazione:

- arm's length principle
- utmost good faith (uberrima fide):

"Insurance is a contract of speculation... The special facts, upon which the contingent chance is to be computed, lie most commonly in the knowledge of the insured only: the under-writer trusts to his representation, and proceeds upon confidence that he does not keep back any circumstances in his knowledge, to mislead the under-writer into a belief that the circumstance does not exist... Good faith forbids either party by concealing what he privately knows, to draw the other into a bargain from his ignorance of that fact, and his believing the contrary"


E ora prima di andare a nanna ascoltatevi un Live in Pompei.




martedì 5 marzo 2013

Domande di finanza #2 - risposte ai commenti

Rispondo al commento di Igor, ad Andrea ha risposto Roberto, poi rispondo a Stefano - le domande in corsivo blu:

"io ho due domande a cui onestamente non trovo risposta (forse banale, e mi scuso in anticipo), e m'interessa la tua opinione:
i) secondo te l'austerità è la scappatoia più papabile (ridurre il debito ad un livello tale da rendere un default impossibile) nel nome dello status quo (una EMU imperfetta) che eviti al più possibile la naturale progressione delle cose - BCE lender of last resort/mutualizzazione del debito/banking union/political union - oppure ha qualche fondamento economico al momento?"


Quando studiavo economia monetaria internazionale avevo come libro di testo il De Grauwe.che diceva chiaramente che le unioni monetarie per funzionare devono essere vere unioni (anche fiscali con meccanismi di trasferimento tra paesi in surplus e deficit), quindi quella è la direzione. Che fare nel mentre? Bella domanda. L'austerità (dal mio punto di vista finanziario, non sociale) è al momento necessaria per la fiducia dei mercati. Che attaulmente si dia troppa importanza ai mercati sono d'accordo, ma la "dipendenza" dei mercati è stata cercata dall'eccesso di credito (ovvero indebitamento degli Stati) ed ora come un tossico deve ridurre la dipendenza. 
Sono europeista e penso ci siano più benefici a proseguire con l'Euro che a buttarlo nel cesso per colpa degli errori politici che sono stati fatti alla sua creazione. Ad esempio avere un mercato unico del debito (bond europei e non dei singoli paesi) ridurrebbe immediatamente il costo del debito per i paesi periferici.


ii) che fare mo con sta Italia che non cresce? svalutazione (interna) competitiva (ma tanto siamo alla frutta)? de-regolamentazione e liberalizzazione (ma con i lavoratori atipici che si fa)? lotta all'evasione (ma quanto ci si mette?)?

Eh, qui siamo alla frutta. Cosa sarebbe ideale? Politiche keynesiane di spesa pubblica? Al momento non sono fattibili per i criteri europei, inoltre progetti tipo il ponte di Messina non so quanto siano produttivi.

Riduzione delle tasse sul lavoro (cuneo fiscale)? Sì sono cose da fare, ma di nuovo rispettando i vincoli di bilancio, inoltre serve ridurre l'evasione per ridurre la differenza del peso fiscale tra dipendenti ed autonomi.

Il vero problema è la produttività (si veda dov'è l'Italia nel grafico) e su questo è difficile intervenire nel breve periodo.

 


La crescita economica è funzione di:
a)      Lavoro
b)      Capitale
c)      Aumento della produttività / progresso tecnologico / capitale umano

Sul lavoro c'è poco da fare, dato che la disoccupazione è altra; Capitale sì, l'Italia se non sbaglio ha pochi investimenti stranieri, sia per il protezionismo sulle grandi aziende, sia per la difficoltà a fare business (infrastrutture, burocrazia, corruzione) che spaventano gli investitori esteri.

Neanche io ho risposte, cerco di interpretare ho più domande. Come scrive il sempre bravo Phastidio: "andrà molto peggio prima che vada meglio".

Altra questione, più profonda, è quella sollevata da Andrea, cioè se il sistema attuale è sostenibile. 

Cito il blog defunto Suddendebt.blogspot.com:

"In the "real" world, where physical fact always trumps populist monetary neo-theology, Permagrowth is impossible by definition.  The Second Law of Thermodynamics reigns supreme, i.e. there is no perpetual motion machine - and can never be.
The entropy of the universe tends to a maximum is the "classical" expression of the Second Law, so I come up with a corollary: as the universe always tends to disorder, so debt always tends to default.

In other words, since Permagrowth is impossible so is Permadebt."

 

PS: Sull'Euro sto leggendo "From Contagion to Incoherence - Toward a model of the unfolding Eurozone Crisis". Vediamo se fornisce qualche spiegazione interessante.

lunedì 4 marzo 2013

Domande di finanza

Chi mi segue su FB ha visto che in questi giorni discuto/polemizzo/aizzo/rompo le palle ai grillini.

Ad uno sabato ho promesso di rispondere ad alcune domande:
1) i soldi "digitali" sono reali?
2) quantificare la ricchezza delle famiglie italiane e dove sono


Inoltre la domanda generale è "ma questo sistema si morde la coda?". Come sempre le domande generali sono quelle più difficili, ma ora anche se un po' di fretta provo a rispondere.



Prima domanda.

Questa presumo trae spunto dall'avversione all'Euro dei grillini - nel programma c'è il punto "referendum sull'Euro" che io considero sbagliato sia perché sono un convinto europeista, sia perché l'adesione all'Euro è stata formalizzata tramite trattati internazionali che non possono essere oggetto di referendum abrogativo. Ma questa è un'altra polemica.

Presumo che la domanda di fondo è se sia meglio tornare al gold standard (emissione di moneta legata al valore delle riserve auree di un paese e convertibilità della moneta in oro). Oggi le monete non sono ancorate ad alcun bene reale, ma sono basate sulla fiducia che il paese o area economica che emette la moneta sarà in grado di mantenere il valore della moneta. Quello che fa perdere valore alle monete è l'inflazione e la svalutazione, due concetti diversi, ma intrinsecamente legati (tralascio i dettagli per motivi di tempo/spazio).

L'oro è una merce dal prezzo molto volatile, negli ultimi anni il prezzo è triplicato. Inoltre il prezzo è denominato in USD. Divagazione storica: nel 600 la Spagna ha sofferto molto per un'impennata dell'inflazione per colpa dell'eccesso di oro in arrivo dal Sud America. Altra cosa: l'oro non ha un valore reale. Anche l'oro ha un valore, perché l'umanità ha deciso che ha valore, perché luccica. È una convenzione. Quindi secondo me emettere moneta legata all'oro o sulla fiducia è meglio la fiducia, la ritengo più reale. Inoltre se leghi l'emissione di moneta alla quantità di oro in circolazione, la crescita economica potrebbe essere ostacolata dalla mancanza d'oro.


Seconda domanda

Cito dal Supplemento del Bollettino di Bankitalia:

Alla fine del 2011 la ricchezza netta delle famiglie italiane era pari a circa 8.619 miliardi di euro, corrispondenti a poco più di 140 mila euro pro capite e 350 mila euro in media per famiglia.

Le attività reali rappresentavano il 62,8 per cento del totale delle attività, le attività finanziarie il 37,2 per cento. Le passività finanziarie, pari a 900 miliardi di euro, rappresentavano il 9,5 per cento delle attività complessive.


Alla fine del 2011 le attività finanziarie ammontavano a oltre 3.500 miliardi di euro, in contrazione a prezzi correnti rispetto a fine 2010 (-3,4 per cento). Quasi il 42 per cento era detenuto in obbligazioni private, titoli esteri, prestiti alle cooperative, azioni e altre
partecipazioni e quote di fondi comuni di investimento. Il contante, i depositi bancari e il
risparmio postale rappresentavano quasi il 31 per cento del complesso delle attività finanziarie;
la quota investita direttamente dalle famiglie in titoli pubblici italiani era pari al 5,2 per cento.
Le riserve tecniche di assicurazione, che rappresentano le somme accantonate dalle
assicurazioni e dai fondi pensione per future prestazioni in favore delle famiglie, ammontavano al 19,2 per cento del totale delle attività finanziarie (Fig. 6).



Bisogna fare attenzione ad analizzare questi dati: sembra che solo il 5.2% del debito sia posseduto dagli italiani. In realtà bisogna sommare anche i titoli detenuti da fondi pensione ed assicurazioni (19.2% della ricchezza e almeno il 50% è investito in titoli di Stato italiani).

Inoltre il 31% è "contante, i depositi bancari e il risparmio postale"; parte di questo viene investito in titoli di stato dalle banche e Poste.

Infatti guardando i detentori del debito italiano (circa 2,000 miliardi) si vede che solo il 35% è detenuto da investitori non residenti.

Una cosa importante da capire: i soldi che sono investiti da assicurazioni, fondi pensione e banche sono i soldi dei risparmiatori, ovvero delle famiglie!

Cosa fanno le assicurazioni? Incassano il premio assicurativo oggi, lo investono in attivi "sicuri" e poi pagano i danni o rimborsano le polizze vita. Quindi sono semplici intermediari. Uguale i fondi pensione.

E le banche? I risparmiatori versano i soldi sul conto ( i conti correnti sono una passività per le banche) e o li danni ai risparmiatori come mutui, alle imprese o investono in titoli sicuri, ergo titoli di stato.

Quando Grillo propone di ristrutturare il debito o non pagare gli interessi sta proponendo di spararsi nei genitali.

L'unico modo per pagare meno interessi è di dimostrare ai detentori dei titoli di Stato che lo Stato italiano persegue politiche fiscali "sane" e che sarà in grado di rimborsarlo. Lo spread non fa che segnalare il livello di (s)fiducia relativa rispetto alla Germania o Spagna (o qualsiasi altro paese), più è alto, maggiore è la sfiducia verso l'Italia.

Con una gestione sana del bilancio dello Stato si ridurrebbe anche l'ammontare totale del debito in circolazione. Ad esempio la cosa secondo me più importante e fattibile è la lotta all'evasione fiscale.

Il problema grave dell'Italia è la mancata crescita degli ultimi 20 anni. Ma le ricette per la crescita sono difficile e la svalutazione come si faceva con la Lira sono solo palliativi: come avere bisogno di una dieta e tagliarsi una gamba. Hai ridotto il peso, ma non puoi camminare. È poco lungimirante.

Non so se ho risposto alla domanda... in caso si commenti pure.

venerdì 18 gennaio 2013

Mi bevo uno spread - parte seconda

Fatta l'introduzione introduttiva vediamo un po' di approfondire.

Cosa ci dice il livello dello spread tra il BTP decennale e il Bund? Per chiarezza:

Spread = tasso d'interesse di mercato del BTP 10 anni - tasso d'interesse di mercato del Bund a 10 anni

Lo spread è un termometro. In concreto dice quanto differenza di fiducia c'è tra l'Italia e la Germania.

Perché fiducia?

Passettino indietro.

Il tasso d'interesse sul debito (obbligazioni, titoli di Stato) è il prezzo del denaro. Ovvero quanto devo pagare per avere i soldi in prestito - ad esempio il 3% dell'esempio precedente. In pratica ricevo 1000 oggi, pago 30 ogni anno e 1030 dopo 10 anni per rimborsare il prestito. Il tasso interno di rendimento è il 3%.

Equivalente sarebbe ricevere 1000 oggi e rimborsare 1350 dopo 10 anni senza pagare interessi periodici. In questo modo si vede che il prezzo è 350 tra 10 anni.

Il costo del denaro cosa vuol dire? Vuol dire rischio: quanto mi faccio pagare per remunerare il rischio di non ricevere indietro il denaro prestato? Quindi tanto più un prestito è rischioso, tanto più viene remunerato - ad esempio i junk bond (titoli spazzatura, quelli con un rating sotto BBB-, quindi "non sicuri") sono anche chiamati high yield (alto rendimento).

Quindi bisogna innanzitutto guardare il livello assoluto del tasso d'interesse dei BTP per sapere il prezzo che l'Italia paga per avere prestiti, poi si confronta con la Germania, per avere una misura relativa. Perché Germania? Perché la Germania è il paese percepito dagli investitori come meno rischioso della zona Euro, quindi quello che paga meno in Europa per avere prestiti.

Quindi: se lo spread è alto, vuol dire che l'Italia è percepita come più rischiosa della Germania, ma il costo effettivo del debito è il tasso d'interesse pagato dall'Italia, non lo spread. Per dire, lo spread aumenta anche se diminuisce solo l'interesse sul Bund e il BTP non si muove - è una misura relativa.

Ripeto: lo spread misura la fiducia relativa tra Italia e Germania. Ovviamente si calcola lo spread anche verso la Grecia, la Francia o il Giappone. Tutto si può calcolare....

La domanda di Steve era "Qual'è l'effetto di uno spread alto?".

Potrei dire "nessuno, se il tasso d'interesse sul BTP non è variato".

Si ha un effetto se lo spread è aumentato a causa dell'aumento del tasso del BTP. L'effetto è che aumenta il costo del debito - questo vale solo per il nuovo debito emesso a tassi più alti e per la parte esistente a tasso variabile (CCT legati all'andamento dei BOT di nuova emissione). E allora? Allora lo Stato paga di più e questo costo maggiore deve essere finanziato da qualche parte - maggiori tasse (o meno spesa). Quindi c'è un effetto diretto.


Durante la crisi c'erano due effetti: primo sfiducia verso l'Italia (aumento del tasso), secondo "flight to quality", ovvero spostamento dai periferici (vendita dei PIIGS) al "centro" (Germania, Francia ed altri paesi AAA). Movimento supportato anche da quel hedge fund chiamato Banca Centrale Svizzera che avendo fissato il cambio CHF/EUR comprava Euri e per non tenerli sotto il materasso del governatore investiva in titoli tedeschi. Poi quando il tasso è arrivato a zero, probabilmente sono andati sulla Francia. Poi per paura dei periferici, invece di comprare titoli italiani preferivano scambiare gli Euri con NOK; AUD, SEK ed altre monete e comprava titoli di quel paese, scombussolando un po' il mercato dei cambi e dei titoli di Stato. Quindi si può dire che sia un po' anche colpa degli svizzeri.

Ma la colpa maggiore resta dei governi italiani - ovvero il buon Silvio. Gli investitori non avevano fiducia in quel tizio, dato che sparava puttanate - voi prestereste soldi a quello? Io no.

Poi per essere onesti, non si può neanche dire che il merito della discesa del costo del debito sia tutto di Monti. Egli ha riportato molta fiducia (tassando), ma è grazie al miglioramento della situazione generale che lo spread è diminuito. Probabilmente non ve ne siete accorti, ma i mercati sono molto meno pessimisti oggi di qualche mese fa. Non so dire se questo sia giustificato dai fondamentali (non credo), ma un po' di fiducia c'è e questo aiuta i fondamentali - l'economia si morde sempre la coda, tutto è legato.

Ora mi fermo, ma potrei tornare per sputtanare quell'articolessa linkata al post precedente.

martedì 15 gennaio 2013

Mi bevo uno spread - parte prima

Me ne stavo quieto e tranquillo spaparanzato sul divano quando purtroppo ho aperto il solito quotidiano di intrattenimento e sono incappato inavvertitamente in un articolo sullo spread

Il buon Steve mi aveva già suggerito di sviscerare ed analizzare questo tema. Gli scribacchini mi istigano nella stessa direzione e allora proviamo a combattere la pigrizia.

Attenzione: si avvertono le splendide lettrici e gli spettabili lettori che il seguente post sarà molto palloso.

Introduzione

Allora: forse non tutti sanno che si può chiamare lo spread  con l'italianissimo e meno sexy "differenziale", proprio perché è la differenza tra due misure. Il differenziale correntemente di moda è il differenziale tra il rendimento dei titoli di Stato italiani (BTP) e tedeschi (Bund) di pari durata (p.es. 5 o 10 anni).

Però prima di passare al tema mi sembra opportuno spiegare alcuni termini e concetti. Perché se non si capisce di cosa si parla, non si può parlare con cognizione di causa del differenziale. Ora questa può sembrare la spocchia di un ragioniere, ma secondo me questi concetti di base dovrebbero essere compresi da una persona di media cultura, ma in Italia c'è una profonda ignoranza sui temi finanziari.

Facciamo quindi un passo indietro: cos'è un BTP? Buono del Tesoro Poliennale. È una tipologia di titolo di Stato, esistono anche i CCT (Certificato di Credito del Tesoro), CTZ (Certificato del Tesoro Zero-Coupon), BOT (Buono Ordinario del Tesoro). Esistono poi gli inflation linked il cui rendimento e/o rimborso dipendono dall'inflazione, ma lasciamoli da parte.

Sono tutti titoli di credito, ovvero obbligazioni, emessi dallo Stato Italiano. In inglese si chiamano bond. Rappresentano un debito dello Stato verso i detentori. Alla sottoscrizione dei titoli lo Stato riceve soldi (il valore d'emissione dei titoli) e il sottoscrittore viene remunerato. Le sigle precedenti si distinguono come segue:
- BTP durata oltre 1 anno - attualmente il BTP in circolazione più lungo è quello che scade nel 2041. Paga (di norma semestralmente) un tasso d'interesse fisso definito all'emissione. 
- CCT anche durata oltre all'anno e la differenza è che pagano una cedola (l'interesse) variabile legata all'interesse dei BOT.
- BOT sono di breve durata (da un mese ad un anno) e invece di pagare cedole (interessi periodici) viene emesso sotto la pari, ovvero sotto il 100%, ma viene rimborsato alla pari, ovvero al 100%. La differenza rappresenta gli interessi.
- CTZ sono come i BOT, ma a lunga durata. 

Concentriamoci sui BTP, dato che sono quelli più semplici e diffusi - sul mercato MOT ne sono quotati 70.


Approfondimento didascalico e (vagamente) tecnico

Come funziona in pratica il mercato?

Un giorno lo Stato ha bisogno di soldi, dato che le tasse non bastano mai a pagare tutto le sue spese, e si rivolge ai famigerati mercati finanziari per raccattare un po' di contante. Ma i mercati finanziari chi sono? I principali investitori sono le banche (che devono investire i soldi dei correntisti - cioè i nostri soldi), le assicurazioni (che devono mettere da qualche parte i premi assicurativi che noi paghiamo in attesa di ridarceli quando facciamo un danno o scade la polizza vita o moriamo), i fondi pensione (che devono investire da qualche parte i nostri soldi prima di ridarceli quando saremo vecchi).

I BTP vengono emessi più o meno alla pari (100% del valore), rimborsati al 100% e pagano cedole (interessi) semestrali. 
Il taglio di norma è EUR 1,000.

Mettiamo che un BTP a 10 anni venga emesso a 100, la cedola è del 3% (paga annualmente EUR 30 per ogni EUR 1,000 di nominale) e dopo 10 anni rimborsa il 100%. Il tasso interno di rendimento è del 3%.

Nel caso in cui venga emesso sotto la pari (termine tecnico italiano: "disaggio d'emissione"), ad esempio al 99%, il rendimento sarà circa del 3.12% (usare la funzione IRR o XIRR di excel); se invece è sopra la pari ("aggio d'emissione"), il rendimento è del circa 2.88%. 

Uno si chiede, ma perché non emettono sempre a 100? Perché di norma si sonda il mercato, si guarda quanto quotano circa i titoli di pari durata e si definisce la cedola con un numero tondo (2.5%, 2.75%, 3%...), che è brutto avere una cedola del 3.11784% - anche perché il nome che si usa ha il formato "BTP-1FB19 4.25" - BTP con scadenza 01/02/2019 e cedola del 4.25%). Per aggiustare il rendimento effettivo (il tasso interno di rendimento di cui sopra) si modifica il prezzo di emissione. Quindi il tasso cedolare equivale all'interesse effettivo solo se il titolo viene emesso alla pari (100%).

Cosa succede durante la vita del titolo (e questa è la parte vagamente tecnica)? 

Per prima cosa bisogna distinguere tra il prezzo ed il rendimento. Primo e fondamentale concetto dei bond. 

Ci sono delle cose fisse come la cedola (teniamo il 3%) e il valore o prezzo di rimborso (100% o EUR 1,000). Questo non cambia. Quello che cambia ogni giorno è il prezzo e in base a questo il rendimento effettivo. 
Tornando ai numeri di prima, se il bond 10 anni/3% emesso a 100 rende il 3%, ma lo stesso giorno di emissione a tutti piace e lo comprano e il prezzo sale a 101%, il rendimento scende a 2.88%. Di converso se lo vendono e va a 99%, il rendimento effettivo sale a 3.12% (per avere un'idea, se il prezzo è 95% il rendimento è 3.60%, se è 105% è 2.43%).

Quindi: il rendimento è inversamente correlato col prezzo. La sensitività la chiamano duration - solito trucco da economisti per rendere le cose poco immediate.

Perché cambia il prezzo? E qui ci avviciniamo al tema principale. 

Per prima cosa non esiste un tasso d'interesse. C'è il tasso ufficiale della Banca Centrale Europea, c'è il rendimento dei titoli di Stato dei vari paesi europei, c'è il tasso Euribor e Swap e tanti altri. Inoltre c'è un tasso per ogni scadenza - si chiama la curva dei tassi. Perché? Per colpa del valore temporale della moneta. 

Oggi EUR 100 incassati oggi valgono lo stesso che EUR 100 incassati tra 3 anni? No, perché se i tassi d'interesse sono positivi (come accade quasi ovunque) gli EUR 100 oggi li posso investire ed averne di più fra 3 anni (p.es. EUR 100 investiti al 3% diventano EUR 109.27 (= 100 * (1,03) ^3) ). 

E arriviamo allo spread. Quello che chiamano oggi spread è la differenza tra il rendimento dei BTP e dei BUND con stessa durata. 

Se il Bund rende il 2% e il BTP 3%, lo spread è 1%. Che gli economisti chiameranno 100 punti base o basis points. Perché si usa la percentuale per il rendimento e i punti base per lo spread? Primo perché fa più figo, secondo perché spesso le differenze sono meno di 1% e allora invece di parlare di zerovirgolaventicinquepercento si dice 25bps. Gli economisti risparmiano.

Ora dico un poesia.

Se fossi gatto, miau.
Se fossi cane, bau.
Se fossi tardi, ciau.
 
Fine della prima parte. Un giorno ci torno per continuare e per parlare male dell'articolo sopra.