Chi mi segue su FB ha visto che in questi giorni discuto/polemizzo/aizzo/rompo le palle ai grillini.
Ad uno sabato ho promesso di rispondere ad alcune domande:
1) i soldi "digitali" sono reali?
2) quantificare la ricchezza delle famiglie italiane e dove sono
Inoltre la domanda generale è "ma questo sistema si morde la coda?". Come sempre le domande generali sono quelle più difficili, ma ora anche se un po' di fretta provo a rispondere.
Prima domanda.
Questa presumo trae spunto dall'avversione all'Euro dei grillini - nel programma c'è il punto "referendum sull'Euro" che io considero sbagliato sia perché sono un convinto europeista, sia perché l'adesione all'Euro è stata formalizzata tramite trattati internazionali che non possono essere oggetto di referendum abrogativo. Ma questa è un'altra polemica.
Presumo che la domanda di fondo è se sia meglio tornare al gold standard (emissione di moneta legata al valore delle riserve auree di un paese e convertibilità della moneta in oro). Oggi le monete non sono ancorate ad alcun bene reale, ma sono basate sulla fiducia che il paese o area economica che emette la moneta sarà in grado di mantenere il valore della moneta. Quello che fa perdere valore alle monete è l'inflazione e la svalutazione, due concetti diversi, ma intrinsecamente legati (tralascio i dettagli per motivi di tempo/spazio).
L'oro è una merce dal prezzo molto volatile, negli ultimi anni il prezzo è triplicato. Inoltre il prezzo è denominato in USD. Divagazione storica: nel 600 la Spagna ha sofferto molto per un'impennata dell'inflazione per colpa dell'eccesso di oro in arrivo dal Sud America. Altra cosa: l'oro non ha un valore reale. Anche l'oro ha un valore, perché l'umanità ha deciso che ha valore, perché luccica. È una convenzione. Quindi secondo me emettere moneta legata all'oro o sulla fiducia è meglio la fiducia, la ritengo più reale. Inoltre se leghi l'emissione di moneta alla quantità di oro in circolazione, la crescita economica potrebbe essere ostacolata dalla mancanza d'oro.
Seconda domanda
Cito dal Supplemento del Bollettino di Bankitalia:
Alla fine del 2011 la ricchezza netta delle famiglie italiane era pari a circa 8.619 miliardi di euro, corrispondenti a poco più di 140 mila euro pro capite e 350 mila euro in media per famiglia.
Le attività reali rappresentavano il 62,8 per cento del totale delle attività, le attività finanziarie il 37,2 per cento. Le passività finanziarie, pari a 900 miliardi di euro, rappresentavano il 9,5 per cento delle attività complessive.

Alla fine del 2011 le attività finanziarie ammontavano a oltre 3.500 miliardi di euro, in contrazione a prezzi correnti rispetto a fine 2010 (-3,4 per cento). Quasi il 42 per cento era detenuto in obbligazioni private, titoli esteri, prestiti alle cooperative, azioni e altre
partecipazioni e quote di fondi comuni di investimento. Il contante, i depositi bancari e il
risparmio postale rappresentavano quasi il 31 per cento del complesso delle attività finanziarie;
la quota investita direttamente dalle famiglie in titoli pubblici italiani era pari al 5,2 per cento.
Le riserve tecniche di assicurazione, che rappresentano le somme accantonate dalle
assicurazioni e dai fondi pensione per future prestazioni in favore delle famiglie, ammontavano al 19,2 per cento del totale delle attività finanziarie (Fig. 6).
Bisogna fare attenzione ad analizzare questi dati: sembra che solo il 5.2% del debito sia posseduto dagli italiani. In realtà bisogna sommare anche i titoli detenuti da fondi pensione ed assicurazioni (19.2% della ricchezza e almeno il 50% è investito in titoli di Stato italiani).
Inoltre il 31% è "
contante, i depositi bancari e il
risparmio postale"; parte di questo viene investito in titoli di stato dalle banche e Poste.
Infatti guardando i detentori del debito italiano (circa 2,000 miliardi)
si vede che solo il 35% è detenuto da investitori non residenti.
Una cosa importante da capire: i soldi che sono investiti da assicurazioni, fondi pensione e banche
sono i soldi dei risparmiatori, ovvero delle famiglie!
Cosa fanno le assicurazioni? Incassano il premio assicurativo oggi, lo investono in attivi "sicuri" e poi pagano i danni o rimborsano le polizze vita. Quindi sono semplici intermediari. Uguale i fondi pensione.
E le banche? I risparmiatori versano i soldi sul conto ( i conti correnti sono una passività per le banche) e o li danni ai risparmiatori come mutui, alle imprese o investono in titoli sicuri, ergo titoli di stato.
Quando Grillo propone di ristrutturare il debito o non pagare gli interessi sta proponendo di spararsi nei genitali.
L'unico modo per pagare meno interessi è di dimostrare ai detentori dei titoli di Stato che lo Stato italiano persegue politiche fiscali "sane" e che sarà in grado di rimborsarlo. Lo spread non fa che segnalare il livello di (s)fiducia relativa rispetto alla Germania o Spagna (o qualsiasi altro paese), più è alto, maggiore è la sfiducia verso l'Italia.
Con una gestione sana del bilancio dello Stato si ridurrebbe anche l'ammontare totale del debito in circolazione. Ad esempio la cosa secondo me più importante e fattibile è la lotta all'evasione fiscale.
Il problema grave dell'Italia è la mancata crescita degli ultimi 20 anni. Ma le ricette per la crescita sono difficile e la svalutazione come si faceva con la Lira sono solo palliativi: come avere bisogno di una dieta e tagliarsi una gamba. Hai ridotto il peso, ma non puoi camminare. È poco lungimirante.
Non so se ho risposto alla domanda... in caso si commenti pure.