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lunedì 23 giugno 2014

La bufala dell'immunità parlamentare

Qualche giorno fa mi ero stupito nel leggere i giornali che dicevano "Nel patto tra Partito Democratico, Forza Italia e Lega Nord si ripristina l'immunità parlamentare anche per i Senatori".
A leggere così, o almeno a guardare come molti hanno presentato la questione, sembra una cosa pessima: l'immunità parlamentare come termine richiama sempre brutte cose da Prima Repubblica, ossia il fatto che anche in caso di sentenza definitiva il parlamentare non può essere arrestato se non vi è l'autorizzazione della sua Camera di appartenenza, anche in caso di sentenza definitiva di condanna.
Questo concetto, che era contenuto nell'art. 68 della Costituzione, è stato rimosso proprio dopo gli scandali di Tangentopoli, modificando il sopra citato articolo in modo tale che in caso di sentenza definitiva l'arresto sia automatico. Restavano (e restano a tutt'oggi) invece le prerogative riguardo alle perquisizioni e alle intercettazioni o alla possibilità di essere arrestati prima della sentenza definitiva (entrambe le eventualità richiedono prima l'approvazione della Camera di appartenenza del parlamentare) e la non perseguibilità dei giudizi espressi in aula: se durante un discorso in aula un deputato, ad esempio, dà del ladro ad un'altra persona, questo atto è magari disdicevole ma non querelabile.
Il disegno di riforma costituzionale del Governo, nella sua forma originaria presentata al Senato, prevede che quest'ultimo sia non elettivo e quindi che le prerogative sopra citate decadano per i suoi membri. Vari emendamenti, presentati da membri di un po' tutti i partiti, quindi PD, Fortza Italia, Lega Nord, ma anche M5S (si veda ad esempio il 6.5), chiedono invece che le attuali differenze tra parlamentari e comuni cittadini rimangano in vigore anche per i nuovi senatori.
Ora, il mio punto non è esprimere un giudizio su cosa sia meglio tra queste due prospettive, ma sollevare una questione: perché tali modifiche sono state presentate come una reintroduzione dell'impossibilità di arrestare un parlamentare, salvo approvazione dei suoi colleghi, come nel video qui mostrato?


Mi chiedo per quale motivo anche Di Maio del M5S in un suo post su Facebook recita 

Ma in realtà non si sta mettendo in discussione alcun privilegio della classe politica. Anzi si rafforzano. Quei privilegi che hanno fatto sentire intoccabili i politici italiani negli ultimi 30 anni 

Non si rafforza proprio niente, visto che gli emendamenti attuali o lasciano la situazione invariata (quelli presentati da membri di PD, FI, M5S) o la modificano togliendo prerogative ai senatori (testo originale del governo). Per di più, sempre Di Maio cita un'intervista in cui la Finocchiaro afferma che al governo erano già stati mostrati gli emendamenti PD sull'immunità parlamentare (che tendono a lasciare la situazione così com'è, ripeto): egli usa tale affermazione per dire invece che il PD vuole ripristinare la situazione pre-tangentopoli. Perché? C'è da dire che alcuni emendamenti leghisti (quelli che una volta erano duri e puri) vanno in tal senso, ma da quanto ho visto nella lista di tutti gli emendamenti non ve ne è uno presentato da membri PD che abbia lo stesso scopo: perché quindi coinvolgere quest'ultimo partito quando tale errore è stato fatto da altri?
Ma lasciamo stare i politici, che magari certi "errori" li fanno per ragioni di propaganda politica (e succede da ogni parte, PD compreso): perché i giornalisti hanno presentato la faccenda come un peggioramento quando solo un partito (per di più non dei tre maggiori) fa una richiesta in tal senso? Bastava fare le ricerche che ho fatto io, che mi sono costate circa 30 minuti della mia vita: un giornalista ciò dovrebbe farlo per lavoro. Ci sono caduti tantissimi: Repubblica (come dimostra il video qui sopra), Fatto Quotidiano (in realtà poi nel link Zampa e Civati dicono più o meno le mie stesse parole, ma il titolo dell'articolo fa pensare ad altro), il Corriere della Sera (citando proprio le parole di Di Maio), e temo che l'elenco sia ancora più lungo. Lodevole eccezione è invece il Post, che spiega probabilmente meglio di me il concetto. Se chi fa il giornalista di lavoro commette certi errori, come ci si può aspettare che le persone (che spesso non hanno la capacità di informarsi correttamente) si formino un'opinione basata su fatti corretti e non su castronerie?

martedì 3 giugno 2014

Le analisi elettorali de "La spuma e lo spritz" - Europee 2014

Attenzione: post didascalico e analitico,
per alcuni forse noioso e verboso.
Ho aspettato una settimana prima di dire la mia sui risultati delle ultime elezioni europee: nonostante anche questa volta i sondaggi abbiano sbagliato di brutto (la media dei rilevamenti "clandestini", relativi ai tre giorni precedenti alle votazioni e pubblicati su notapolitica.it, dava un PD al 32% e un M5S al 28%) voglio ancora utilizzare i risultati di questi istituti (per una disanima sui possibili motivi di questa discrepanza tra previsioni e realtà consiglio questo articolo).
In questo caso non mi occuperò di sondaggi, ma di flussi elettorali, ossia gli studi che cercano di scoprire come è cambiato il voto dei cittadini tra due distinte tornate elettorali. Dal punto di vista matematico sono un interessante esempio di problema inverso (in fondo a questo post una breve spiegazione di cosa siano, per chi fosse interessato), branca che risveglia un notevole interesse in me sia per le sue numerose applicazioni (chiunque abbia fatto una TAC ha usato un macchinario che si basa su tale genere di problemi) sia perché è stata la base del mio dottorato. Qualora ci fosse tra i lettori di questo articolo qualcuno che conosce le tecniche matematiche usate per lo studio dei flussi elettorali, lo o la pregherei di contattarmi sui miei canali Twitter, Facebook o Google+: gliene sarei davvero grato.
In queste righe farò riferimento ai risultati degli istituti IPSOS e SWG, ma ovviamente anche altri enti hanno prodotto analisi simili ma con qualche risultato differente: ad esempio, secondo l'istituto Cattaneo il PD, a differenza di quanto detto qui e da altri istituti d'indagine, non avrebbe assorbito una quota significativa di voti dal M5S. 
La mia analisi verterà su 3 aspetti, tutti basati su un confronto tra elezioni politiche del 2013 ed europee di quest'anno:
  1. Chi sale e chi scende
  2. Analisi socio-anagrafica e geografica
  3. Flussi elettorali

Chi sale e chi scende (IPSOS)

Per stabilire chi ha fatto meglio o peggio rispetto a un anno fa utilizzerò il seguente criterio: tenendo conto del fatto che in confronto al 2013 il numero dei voti validi ha registrato un -20% (si esclude la Valle d'Aosta perché alle politiche non ha un sistema proporzionale ma maggioritario e quindi non confrontabile col resto del paese), i partiti che in numero di elettori hanno segnato variazioni migliori di questa saranno da me considerati i vincitori, mentre coloro che avranno subito cali maggiori saranno considerati gli sconfitti.

Salgono: Fratelli d'Italia, PD, Sinistra, Lega Nord

Il titolo riporta in ordine decrescente gli assembramenti che hanno riportato un aumento dei voti rispetto al 2013. Se per certi versi il PD, guadagnando più di 2.5 milioni di voti, è l'ovvio vincitore di queste votazioni segnando un +30%, Fratelli d'Italia è la lista che registra il miglior incremento (+50%), anche se questo miglioramento non è bastato a raggiungere lo sbarramento da superare per poter avere seggi nel Parlamento europeo. Anche la Lega Nord va bene con un +21%, ma che il partito di Salvini possa considerarsi soddisfatto di queste europee è già stato detto da altri. Infine, sotto il nome "Sinistra" sono raggruppate le liste che nel 2013 si sono presentate come "SEL" o "Rivoluzione Civile", mentre quest'anno erano sparse tra "Verdi", "Lista Tsipras" e "IDV": per quest'ultimo raggruppamento il raffronto è più difficile, poiché vi è stato un vistoso rimescolamento delle forze elettorali, ma ogni partito ad esso appartenente (a parte, forse, l'IDV, che nel parlamento europeo appartiene al gruppo dei liberali ) si può considerare incluso in un'area più a sinistra del PD.

Salgono: Scelta Europea, M5S, Popolari

Si è molto parlato della sconfitta del M5S, che in effetti ha perso tra il 2013 e il 2014 quasi 3 mln di voti (-33%), specie dopo le roboanti promesse di vittoria (significativa la metamorfosi dell'hashtag #vinciamonoi in #vinciamopoi). Tuttavia, sia in numero assoluto di elettori sia nel raffronto tra le due tornate, il vero dramma lo ha vissuto "Scelta Europea": rispetto al risultato alla Camera per l'anno scorso di Scelta Civica, Centro Democratico e Fare per Fermare il Declino, sono spariti quasi 3.2 mln di elettori, con un calo percentuale del 94%. Praticamente estinti. Sotto "Popolari", infine, raggruppo le liste del 2013 UDC, PDL e FLI, e quelle NCD+UDC e FI di quest'anno, che registrano nel complesso un calo di 2.3mln di voti, o -28% in termini relativi; anche in questo caso fare un confronto è un po' più difficile, ma sia l'anno scorso sia quest'anno le liste facevano comunque riferimento a un'area di centro-destra abbastanza simile.

Analisi socio-anagrafica e geografica (Youtrend.it e IPSOS)

Questa sezione mostra che il PD di Renzi è un partito trasversale: è il più votato tra quasi tutte le categorie di età, professionali e in quasi tutte le suddivisioni amministrative (cioè, provincie e regioni).
È interessante notare come il PD quest'anno abbia scavalcato il M5S nel Nord-Est e anche nel Sud-Italia, pur avendo in quest'ultima zona il M5S tenuto meglio rispetto ad altrove, registrando il partito di Renzi nel Mezzogiorno una minore (anche se comunque significativa) avanzata. Il PD è comunque primo in tutte le regioni e in quasi tutte le provincie (fanno eccezione Iserina, dove Iorio è potente e fa vincere il PDL, la leghista Sondrio e l'autonomista Bolzano con l'SVP degli alto-atesini).
Inoltre, il PD è primo in quasi tutte le fasce anagrafiche (IPSOS), con l'eccezione di quella tra i 35 e i 44 anni (paradossalmente, proprio quella di Renzi e di Zurota), dove tuttavia il distacco dal M5S è di soli 2 punti percentuali. Tra i 18 e i 35 anni il PD surclassa il M5S di 10 punti, ribaltando il risultato del 2013, mentre si conferma nelle età superiori (con un plebiscito tra gli ultrasessantacinquenni).
Il PD è il primo partito tra tutte le categorie professionali, esclusi i lavoratori autonomi e i disoccupati, dove comunque si registra un differenziale di uno o due punti percentuali. Il M5S prevale ancora leggermente laddove la crisi ha forse colpito di più (chi non ha un reddito fisso), a riprova che vi è ancora un forte scontento causato dal disagio economico.
Il PD inoltre è il primo partito in ogni fascia d'istruzione, superando il M5S di 27 e 11 punti percentuali tra laureati e diplomati rispettivamente e di 20 punti FI tra coloro con la licenza media o elementare, segnando per la prima volta una forte capacità di penetrazione in un terreno di solito dominio di Berlusconi. Questo dato viene confermato se si va a guardare la distinzione in base alle fonti preferenziali di informazione: il PD stacca tutti ovunque, tranne tra coloro che hanno internet come prima fonte di informazione, dove il M5S segna un +10% rispetto al partito di Renzi. Nota: per chi ritiene che chi si informa prevalentemente tramite il Web sia maggiormente informato, suggerisco questo mio articolo (che comunque non suggerisce che sia meglio informato chi si serve dei giornali o della televisione).

Flussi elettorali

Come già anticipato in precedenza, secondo l'istituto Cattaneo il PD non avrebbe guadagnato voti dal M5S, ma solo dall'area di centro di "Scelta Europea", mentre chi non ha votato M5S e FI si è generalmente rifugiato nell'astensione. IPSOS e SWG invece danno entrambi un milione di elettori in fuga dal M5S verso il PD, mentre solo 300mila in direzione opposta.
In generale, secondo IPSOS, il PD sarebbe il partito con l'elettorato più "stabile" (l'80% di chi lo ha votato nel 2013 lo ha fatto anche quest'anno), mentre i più "volatili" sarebbero FI e M5S, con una percentuale di conferma del 49% e del 55% rispettivamente; al primo dato bisognerebbe aggiungere un 5% di elettori PDL passati a NCD. 
Il PD inoltre è stato il partito che è riuscito ad attrarre più voti da altre liste: quest'anno, tra i suoi elettori, il 10% viene dal M5S, il 12% dai "Montiani" di Scelta Civica, e in generale il 33% viene da altri partiti (notare come solo il 4% venga dal PDL e il 2% dall'UDC). Prima che qualcuno mi dica che i conti non tornano, ricordo che l'80% prima menzionato è calcolato rispetto agli elettori del 2013, mentre le percentuali qui menzionate lo sono rispetto a quelli del 2014. Al contrario, il M5S tra i suoi attuali elettori comprende solo un 18% di persone che hanno votato diversamente nel 2013.

Conclusioni

Il PD ha preso voti dappertutto, specie dal M5S e dai Montiani, spiegando così il suo miglioramento deciso nel Nord-Est (dove ha prosciugato Scelta Civica) e nella Sicilia Orientale (che l'anno scorso era quasi sempre terra di conquista del M5S); la quota di voti presa dal PDL sarebbe risibile, a conferma che Renzi non ha drenato voti berlusconiani: semplicemente, ha reso inutili le posizioni liberali di Monti, inglobandole (e in effetti, molti "montiani" oggi rimasti in Scelta Civica in Parlamento venivano dal PD, essendone usciti dopo che Renzi aveva perso alle primarie), e ha tolto voti al M5S, specie nelle fasce d'età più giovani.
Il M5S, pur avendo perso 3 milioni di voti, resta un partito che attrae soprattutto coloro che non si collocano politicamente, quindi con ancora grandi potenzialità di crescita futura, anche se sarà interessante vedere cosa succederà con il riposizionamento che si annuncia dall'alleanza con l'UKIP di Farage, voluta da Grillo ma contestata fortemente da buona parte della base.
Infine, Forza Italia sembrerebbe destinata a un declino sempre più forte, che però non vuol dire per forza "inefficacia politica": si tenga conto che alle prossime elezioni Berlusconi non sarà ai servizi sociali, e che la somma dei suoi voti con quelli dei suoi probabili alleati (Lega, NCD, UDC e Fratelli d'Italia) è il 31.1%. Un distacco di 10 punti dal PD, che però altre volte è già stato quasi totalmente colmato (nel 2006, ad esempio).
Insomma, il PD ha guadagnato un sacco di voti, ma ora deve consolidarli, impresa difficile in un momento storico in cui le previsioni di crescita economica rimangono lontane, ma se li ha guadagnati ora che la situazione è peggiore, in futuro ha possibilità di confermarsi: i giochi sono aperti.

Appendice: Problema inverso

State giocando a biliardo con gli amici. Siete al colpo finale, dovete mandare la pallina 8 in buca. Di conseguenza, prendete la mira, fate partire la bianca in modo da mandarla contro la 8 con una certa angolazione, sperando di aver fatto bene i conti (e aver eseguito bene il colpo). Questo è un esempio di problema diretto: si conosce la situazione di partenza, si sanno i passaggi intermedi e si cerca di prevedere la situazione finale.
Supponete invece ora di trovarvi nel bel mezzo della partita: le palline sul panno verde sono ancora numerose. Avete bevuto due birre e quindi, dopo il vostro turno, andate in bagno a scaricarvi. Quando tornate, se siete bravi (e avete retto bene le due birre) vi ricordate la posizione in cui avete lasciato le palline, e conoscete quella finale al vostro ritorno: siete in grado di ricostruire come si sono svolti i colpi intermedi? Questo è un esempio di problema inverso, in cui si conoscono le condizioni iniziali e quelle finali ma non cosa c'è tra queste due, ed è simile al meccanismo con cui funziona lo studio dei flussi elettorali: si conoscono la situazione iniziale (es., i risultati del 2013), quella finale (i risultati del 2014) e si vuole capire è accaduto in mezzo (ossia, come si sono spostati gli elettori tra un partito e l'altro o verso e dall'astensionismo). Ora, così come con le palline da biliardo diversi possono essere i colpi che hanno portato alla situazione finale, varie combinazioni di travaso di voti da un partito all'altro possono dare gli stessi risultati finali a partire da una certa condizione di partenza. E allo stesso modo, così come se conosciamo quanto sono bravi i giocatori, e quindi che tipo di colpi possono azzardare, possiamo limitare le possibili mosse effettuate, allo stesso modo se abbiamo informazioni su come si spostano gli elettori tra un partito e l'altro (ad esempio, studi effettuati su tornate precedenti), possiamo limitare i possibili scambi elettorali. Capite quindi che, se si formano molte nuove liste, è più difficile ricostruire i flussi elettorali, perché non si hanno precedenti con queste forze in gioco che possano aiutarci a restringere il campo. In più, così come se ci sono più palline è più difficile risolvere il problema, allo stesso modo più partiti rendono più difficile il compito degli istituti di ricerca.

sabato 31 maggio 2014

UKIP or not UKIP?

Grillo e Farage avvinazzati come me e Zurota nei cari
vecchi sabato sera zurighesi.
Lo stupore di molti militanti M5S per la mossa di avvicinamento di Grillo a Farage mostra secondo me quanto molti di costoro non abbiano capito la vera natura di tale partito, né conoscano le realtà al di fuori dall'Italia.
A dire frasi come "Noi non siamo né di destra né di sinistra" nel nostro continente sono partiti chiaramente di destra che ipocritamente nascondono le loro brutture peggiori per poter essere più presentabili: la Le Pen in Francia (cosa che suo padre, orgogliosamente di destra, non avrebbe mai fatto), gli euroscettici danesi e finlandesi, addirittura i nazisti in Grecia. Con ciò non voglio affermare che attualmente il M5S sia un movimento di destra: d'altronde, secondo un recente studio IPSOS la maggior parte di chi ha votato tale movimento alle ultime elezioni europee si dice non ascrivibile alla dicotomia destra-sinistra. La sua evoluzione però, coerentemente a quanto avvenuto in altri casi, sarà quella. Questo perché in Italia ogni spazio a sinistra è chiuso dal PD di Renzi (paradossalmente, direbbe qualcuno), mentre sull'altro versante il declino da basso impero di Berlusconi apre terre di conquista sterminate. 
Grillo e Casaleggio, che non ragionano in termini di ideologia ma di marketing elettorale, lo sanno e stanno virando in quella direzione. A riprova che questo è il loro atteggiamento, come interpretare altrimenti che dichiarazioni come "Berlusconi è stato l'ultimo presidente eletto legittimamente" (dimostrando tra l'altro crassa ignoranza sulla Costituzione), oppure quelle sulla peste rossa, vengano da chi poi parla di M5S legittimo erede di Berlinguer (alla faccia della novità), per anni segretario dello stesso partito che si condanna per come hanno amministrato le regioni del Centro-Italia? Marketing elettorale: si cerca con queste mosse di attrarre voti da ogni parte.
Sulla questione alleanze europee è stato promesso il voto della rete: ma cosa succederebbe se il sì a Farage passasse o, peggio ancora, se ciò non accadesse ma poi ci fosse da parte di Grillo e Casaleggio uno strappo rispetto alla volontà espressa online (cosa già accaduta nel famigerato incontro Renzi-Grillo)? Non invidierei in questo caso gli attivisti: andarsene e fare un movimento proprio (ricordo che il simbolo M5S può essere usato solo su licenza di Grillo, come un franchising), con la quasi certezza di fare la fine di Favia (per cui posso anche avere rispetto personale, ma non rappresenta quasi nessuno politicamente), o restare, e così essere destinati a ingoiare bocconi peggiori di quelli che molti di loro mi dicono che devo io sopportare in quanto militante PD? Davvero, non li invidierei.
L'opzione "Niente Farage" sarebbe la condanna del M5S all'ininfluenza in Europa: non potrebbe far parte di un gruppo parlamentare, e quindi non potrebbe aspirare a qualche incarico in commissioni parlamentari o simili. Insomma, non si prospettano tempi sereni per il M5S in Europa. 
E mi fermo qui: fare appelli elettorali ora sarebbe di cattivo gusto, e poi li ho già fatti altrove.
P.S.: per chi non sappia chi sia Nigel Farage, ecco un pout-pourri delle sue frasi più significative.

martedì 25 marzo 2014

Le cinque stelle e i cinque buchi neri del M5S

Che siate simpatizzanti o no del Movimento 5 Stelle (da qui in poi M5S), è innegabile che la novità più dirompente degli ultimi anni siano loro. Ho parlato in varie occasioni, anche su questo blog, del M5S, ma non ho mai provato un'analisi profonda (per quanto ne sia io in grado) su di loro.
Questo post, ispirato anche da una conversazione avuta con il buon Marco Magini (qui la mia recensione del suo primo libro), vuole essere un tentativo di tracciare quelli che sono, almeno secondo me, i suoi punti di forza e di debolezza. Ho scelto di elencare 5 aspetti positivi e 5 negativi per contiguità al nome del M5S. I buchi neri sono, per chi non lo sapesse, corpi nello spazio che, a causa della loro enorme densità, assorbono tutto quello che si trova nei loro dintorni, anche la luce, e per questo li ho indicati come il contrario delle stelle, che sono facilmente associabili a qualcosa di positivo e sono emettitori di luce. Dopo questa parentesi didascalica, ecco le cinque stelle e i cinque buchi neri del M5S. Dove non diversamente specificato, i dati qui esposti sono presi da un'indagine SWG pubblicato da l'Espresso.

Le cinque stelle

Rappresentano il disagio diffuso

Quando si dice che sono solo protesta e niente proposta si tende a sottolineare un problema (di cui parlerò più avanti) reale di questo movimento, ma si sottovaluta un suo aspetto importantissimo. Perché è vero che, se non tutta, una grossa parte del disagio (per usare un eufemismo), se non si è tuffata nell'astensione, ha scelto di votare il M5S. Ad esempio, Grillo sul suo blog nel 2006 pubblicava un ebook che raccoglieva gli sfoghi di tutti coloro che lavoravano al limite dello sfruttamento, grazie anche alla liberalizzazione selvaggia del mercato del lavoro e al fiorire incontrollato di svariate tipologie di contatto. Questo per dire che il M5S è molto attento a cogliere e a interagire con le diverse forme di disperazione che oggi esistono nel nostro paese, cosa che i partiti che si definiscono di sinistra (tutti, PD incluso) oggi non riescono a fare. E per cosa erano nati i partiti di sinistra se non per rimuovere il più possibile le diseguaglianze sociali? Il risultato? Il consenso del M5S tra coloro che si sentono poveri o a rischio povertà è maggiore rispetto a quello degli altri partiti.

La forte penetrazione giovanile

Questa foto vuole essere spiritosa, vi prego
non linciatemi per essa
Una quasi immediata conseguenza della grande capacità di rapportarsi con i più disagiati della società è la forte penetrazione giovanile. Questo perché le fasce più giovani si stanno costruendo la loro vita in una condizione economica più drammatica e con minori prospettive rispetto ai loro genitori. E infatti, un terzo degli elettori del M5S ha meno di 35 anni, mentre la percentuale di popolazione italiana tra i 18 e i 34 anni corrisponde al 22% (fonte: ISTAT 2013). Di converso, il M5S raccoglie meno voti rispetto alla sua media generale tra coloro che hanno più di 50 anni. Non è solo questione di disagio però: va dato atto a Beppe Grillo di essere stato tra i primi a capire le potenzialità del web. Il suo fiuto gli ha consentito di passare dalla demolizione dei computer durante i suoi spettacoli a un blog che è tra i più letti al mondo, quando questo strumento non era ancora diffuso come oggi. E poiché la popolazione più giovane è quella che ha più familiarità con questi strumenti di comunicazione, la penetrazione al suo interno è molto alta. 

Il costo della politica

In altri luoghi ho scritto che su molte cose il M5S ci marcia (ad esempio, la questione dei rimborsi in parlamento, a cui ha rinunciato perché altrimenti, da legge 96/2012, avrebbe dovuto depositare la dichiarazione dei redditi di Grillo, vero buco nero di cui discuterò più avanti). Però, in ogni caso, quei soldi non li hanno presi, buona parte dello stipendio dei parlamentari M5S va in un fondo per le piccole e medie imprese costituito dall'allora ministro Saccomanni, anche su loro forte pressione, e operano un forte controllo sulle spese degli enti locali (l'ultimo esempio, la provincia di Bolzano).
In generale sono i più netti a parlare della necessità per la politica di dare l'esempio e ridurre le spese e i costi in un periodo di crisi, in modo da mostrare maggior credibilità quando si parla di sacrifici per la popolazione. È vero, i gesti simbolici non risolvono i problemi dell'Italia, ma è più credibile se parla di sacrifici necessari un politico che rinuncia a molti benefit o uno che vi è pervicacemente attaccato? D'altro canto il M5S è molto abile a raccogliere piccole donazioni da molte persone, secondo un modello di raccolta fondi che è quello che ha aiutato Obama nel 2008 a vincere alle presidenziali USA. Un sistema che andrebbe studiato, non per abolire completamente il finanziamento pubblico, ma per ridimensionarlo ed evitare l'influenza dei privati che possono permettersi cospicue donazioni proponendo un'alternativa efficace.

La dimensione locale

Ho scelto questo titolo e non la parola "radicamento territoriale" perché secondo me il consolidamento locale del M5S non è forte, anzi (ne discuterò più avanti).
È però vero che il M5S sostiene in maniera molto netta alcune battaglie locali, come ad esempio quella di chi non vuole la costruzione della linea ad alta velocità tra Torino e Lione.
Ma non è il solo esempio che si può fare: si pensi all'inceneritore a Parma, opposizione grazie a cui, almeno in buona parte, il M5S ha vinto alle elezioni comunali del 2011, o in generale alla forte pressione che fanno su alcuni temi come la gestione dell'acqua. Insomma, laddove c'è una battaglia locale molto forte, c'è sempre una bandiera del M5S. Detta in maniera scherzosa, ma non troppo, anche il presenzialismo è importante: non si può sempre e solo parlare di riforme e di massimi sistemi in televisione.

L'accreditamento internazionale

Concludo la mia lista di cose positive del M5S con una piccola notazione: uno come Joseph Stiglitz, premio Nobel per l'economia del 2001, non scrive sul sito del PD, ma sul blog di Beppe Grillo. L'introduzione all'ebook di cui parlavo prima, ad esempio, è sua. Questo perché il M5S coglie dei temi che sono oggetto di dibattito internazionale e ne parla diffusamente, idee che altrove non sento nemmeno nominare. Certo, quanto poi riescano a convertire queste cose in proposta politica è un altro discorso, ma intanto si riconosce, almeno su alcuni punti, un respiro internazionale che spesso ad altre forze manca. 
[AGGIUNTA: 27/03/2014]: È vero che Stiglitz conosce e ha scritto pure sul blog di Grillo, ma l'affermazione di quest'ultimo secondo cui il Nobel per l'economia avrebbe scritto il programma del M5S è un falso, come si può vedere qui.

I cinque buchi neri

La retorica e la logica di guerra

Come mostra la copertina qui riportata, il M5S si sente in una guerra, solo contro tutti, e agisce di conseguenza. Questo atteggiamento purtroppo non è nato col M5S, anzi: costituisce forse l'elemento più significativo del degrado della politica degli ultimi 20 anni. Gli schieramenti politici nascevano pro o contro Berlusconi, le urla dei talk show politici mostravano dei dialoghi tra sordi e in generale non c'era spazio per il confronto vero tra visioni diverse della società. Anche il M5S non è estraneo a ciò, lo porta addirittura all'estremo: hanno voglia a dire che sono pronti a confrontarsi in parlamento se poi non solo Grillo, ma anche Di Battista, che è parlamentare, dice "siamo in guerra". Il M5S non si sottrae purtroppo alla retorica vuota: basta pensare a questo video che vede Di Battista fare uno show per le telecamere a scapito di Speranza.

Io fossi stato in quest'ultimo, a vedermi il parlamentare del M5S che voleva bloccarmi l'accesso alla sala stampa per le dichiarazioni ai giornalisti (si vede all'inizio del video), avrei detto: "Siccome esiste ancora la libertà di parola, ti prego di farmi passare per potermi garantire questo mio diritto. Se vuoi, quando ho finito, potremo discutere per tutto il tempo che vuoi, anche di fronte alle telecamere, ma occhio: se non mi lasci parlare per fare un tuo comizio, io prendo e me ne vado". E se Di Battista non mi avesse lasciato finire neanche questa frase, me ne sarei andato facendomi ben sentire mentre dico "Con chi non vuole ascoltare io non parlo". Ma purtroppo era Speranza, non un politico con più esperienza e personalità, e quindi queste cose non le ha dette.
Il punto è: se la vuota retorica è tra le cose peggiori della politica attuale, perché il M5S ne fa pieno uso? 

Post-ideologia e contenitore vuoto

Il suo programma ne è il perfetto esempio: non c'è analisi, non c'è una cifra, solo un elenco di obiettivi tipo lista della spesa senza però nemmeno una parola su come si vogliono realizzare le cose. Anche su questo, non sarebbe ora di una forte discontinuità col passato? Ma soprattutto, non vedo quale sia la visione del M5S: qualcuno potrà rispondere "La buona amministrazione". Ma allora io controbatto: "Per fare cosa?" Come ho già detto in un altro mio post, se possono essere condivisi da tutti i risultati che si vogliono raggiungere (crescita, meritocrazia, parole usate e abusate), meno lo sono i modi in cui li si vuole raggiungere. Il programma M5S è decisamente carente su mercato del lavoro (con l'eccezione del reddito di cittadinanza e una generica "abolizione della legge Biagi"), politica migratoria, diritti civili, politica estera (tranne l'uscita dall'euro): non mi paiono temi da poco. Ho letto sul numero di Internazionale dedicato a Renzi che, secondo un giornalista, il motivo del successo di Renzi è che rappresenta un contenitore vuoto in cui ciascuno può riversare le proprie frustrazioni e trovare una qualche risposta. Immagine che secondo me si attaglia abbastanza bene anche al M5S.

Radicamento territoriale

Se in precedenza ho scritto che il M5S è molto bravo a buttarsi in battaglie locali importanti, tuttavia il suo radicamento territoriale non è elevato: basta pensare che, alle elezioni locali, prende tra un terzo e metà dei voti che ottiene alle elezioni nazionali. Questo perché quando il frontman non è Grillo ma il candidato presidente o sindaco, viene fuori la scarsa penetrazione nel territorio (normale per un partito agli inizi, ma il M5S ha ormai 4 anni d'attività e la visibilità non gli manca) e non c'è il maggiore traino elettorale, che è e resta ancora Grillo. E di partiti così dipendenti dal proprio leader secondo me non ce n'era ulteriore bisogno.

Leadership e democrazia interna

Molti penseranno che questo punto sia logoro, ma per me è ancora di vitale importanza: il PD, per quanto sgangherato, ha ancora meccanismi per cui si può cambiare chi comanda (l'anno scorso erano tutti bersaniani, oggi tutti renziani), ma il M5S? Vi scordate che Beppe Grillo è proprietario del simbolo e tesoriere del partito (una concentrazione di cariche che neanche il Partito Fascista aveva), chi esprime dissenso nei suoi confronti viene subito cacciato (le ultime espulsioni a ciò erano dovute, chi ha un po' di onestà intellettuale non può negarlo) e nel M5S si critica la disciplina di partito salvo poi teorizzare modifiche costituzionali per cancellare la libertà da vincoli di mandato del parlamentare (art. 68) o introdurre multe salatissime per chi vota contro il gruppo (Grillo nella sua ultima intervista con Mentana). Chi gestisce un partito in questo modo, come si comporterà poi al potere in caso di vittoria alle elezioni? Senza per forza parlare di dittatura, ma che ascolto può promettere alle minoranze chi si comporta così in casa propria?

Conflitto d'interessi

E già: questa non ve l'aspettavate, vero? Però esiste, e il conflitto d'interessi nel M5S assume tratti a volte enormi. Tralasciamo per un momento il discorso del blog (praticamente unica porta d'accesso al mondo del M5S, vista la disparità di contatti raggiunti da esso rispetto ad altri siti).
Il famoso sistema operativo del M5S, come Grillo stesso ammette nella già citata intervista con Mentana, tramite cui gestire le votazioni e i sondaggi ma non solo, è della Casaleggio Associati. Possibile che non ci fosse un'altra ditta che poteva farlo? Che siano soldi pubblici o raccolti da donazioni, sono sempre denaro dei cittadini usati per foraggiare una ditta vicina al M5S. Per altri partiti si sarebbero fatti discorsi ben peggiori (e spesso purtroppo a volte vanno fatti).
Andiamo però al blog: provate ad installare il plugin adblock, che blocca i video pubblicitari, e poi ad accedere al sito beppegrillo.it. Troverete grandi difficoltà, perché il sistema vorrà per forza farvi vedere le pubblicità prima dei video, ad esempio: ma se la pubblicità non è importante, perché chi non la vuole praticamente non può guardare il sito? Questo perché Beppe Grillo, che certo non vive d'aria, fa molti soldi anche col suo blog. Niente di male, se non fosse che praticamente il M5S deve per forza passare per il suo blog (il cui indirizzo compare anche sul simbolo elettorale).
Come ho poi accennato prima, è per questo che il M5S non ha i rimborsi: per ottenerli dovrebbe depositare la dichiarazione dei redditi del proprio tesoriere, ossia Grillo (indicato come tale nello statuto del movimento). E si scoprirebbe così che Grillo, per fortuna, non è povero (altrimenti come farebbe a mantenere la casa al mare che voleva affittare a 13mila euro a settimana?): niente di male, per carità, ma come ci rimarrebbero i militanti M5S se si dimostrasse, tramite dichiarazioni dei redditi, che la politica ha rimpolpato, e parecchio, le tasche di Grillo? Perché Grillo è un leader politico, non dimenticatelo: parla di alleanze a livello europeo possibili, dice la sua su ogni consultazione interna, come giustamente fa un leader.

Conclusioni

Se il M5S offre alcuni interessanti spunti, porta avanti dei temi che una forza politica dovrebbe fare propri, e offre un modello di autofinanziamento e sobrietà in politica, dall'altra la dipendenza dal suo leader e il filo conduttore che lo lega alla Casaleggio Associati, anche economico, è alto, e spesso prende dai politici tradizionali i vizi peggiori. Insomma, se su molte cose non rappresenta questa grandissima discontinuità con gli altri partiti, perché votarlo? Preferisco ancora un partito che, nel bene e nel male, ha un forte radicamento territoriale, un dibattito politico completo al suo interno, e che in esso ha tantissime risorse che potrebbero migliorarlo: devono solo prendersi lo spazio. Già, prenderselo, perché nei partiti funziona così: anche D'Alema e Veltroni rottamarono Occhetto, ad esempio. Non ci si può aspettare che chi comanda ceda facilmente il posto, ma così ha sempre funzionato il mondo, i Greci ci avevano persino scritto una tragedia: l'Edipo Re.

lunedì 24 giugno 2013

I ballottaggi in Sicilia

Quanto le cose sembrano cambiare in due settimane...
In un mio post precedente avevo parlato di risultato deludente per il M5S: oggi giustamente quest'ultimo esulta per la vittoria a Ragusa di Federico Piccitto (a lato), unico candidato M5S nei quattro comuni capoluogo al voto in Sicilia ad aver raggiunto due settimane fa il ballottaggio. Ma Ragusa non riserva l'unica sorpresa di questo turno elettorale: a Messina ha vinto un candidato della sinistra più "identitaria" (non mi piace né il termine "radicale" né quello "estrema"), dichiaratamente contro la costruzione del ponte sullo stretto (ma se è per quello sono anch'io contrario, e dubito che qualcuno possa definirmi un estremista di sinistra). Il PD, che era euforico dopo i ballottaggi di due settimane fa e la vittoria a Catania al primo turno, riesce oggi a conquistare solo Siracusa
Ha ragione il Fatto Quotidiano, quindi, a titolare "bocciate le larghe intese"? Dal basso della mia posizione dico subito di no: fosse così, non si sarebbero avuti i risultati di due settimane fa. Il M5S può essere contento del risultato in Sicilia, ma conferma che, se le scelte sono tra ben più di due poli, riesce a sfondare poco (un comune capoluogo conquistato su venti al voto è un dato decisamente inferiore rispetto alla portata elettorale del M5S). Personalmente trovo che la chiave dei risultati a sorpresa del secondo turno a Messina e Ragusa sia molto semplice: il M5S o qualunque altro candidato al di fuori del classico schema destra-sinistra hanno molta difficoltà a raggiungere il ballottaggio in un'elezione comunale, ma quando ce le fanno, come è successo a Parma nel 2012, prendono i voti di tutti coloro che avevano scelto gli altri candidati che non erano giunti al ballottaggio, a conferma, come da me detto più volte, di quello che è l'enorme problema, soprattutto per il PD, oggi: pur essendo gli elettori in rotta dalla destra, costoro non vengono attratti da una proposta di centro-sinistra e, se forzati a scegliere tra questa e una qualunque altra, scelgono quest'ultima. A Ragusa gli elettori di destra hanno votato in massa al ballottaggio il candidato del M5S, a Messina l'esponente del movimento "No ponte".
Integro quindi quanto detto due settimane fa (il centro-sinistra ha vinto solo perché ha uno zoccolo duro più rilevante, e quindi in caso di forte astensione vince sempre) con la considerazione che l'elettore, se non deve forzatamente scegliere tra PD e PDL, oggi prende volentieri altre strade, ma non ancora abbastanza da rendere queste ultime vincenti, e infatti le politiche hanno dato un risultato da paralisi politica. Per questo il centro-sinistra, che due settimane fa esultava, lo faceva in maniera esagerata: chi fa una proposta politica che non riesce a raccogliere i consensi che non era riuscita ad ottenere in precedenza ma si limita a perdere di meno rispetto alla destra ha ben poco di cui essere contento. 
Il fatto è che, diversamente dal passato, gli basterebbe relativamente poco per tornare a mobilitare un sacco di delusi (tra cui il sottoscritto) ed elettori nuovi: candidati nuovi con una proposta nuova (non quindi il Renzi che scimmiotta Blair), in discontinuità con un passato non sempre, purtroppo impeccabile ed onorevole. Ci sono riusciti dei volontari penta-stellati inesperti con una proposta politica e dei modi non sempre impeccabili, perché non può farcela un partito con una struttura che vanta una storia lunga e militanti che ne hanno viste tante?

lunedì 1 aprile 2013

10 piccoli saggi

Ho approfittato della giornata Pasquale, in cui anche la politica si ferma per un attimo dai suoi fremiti, per cercare di riassumere l'attuale situazione, al di là delle semplici (per quanto veritiere) considerazioni riguardo lo stallo istituzionale.
La cronaca prima di tutto. Come soluzione (temporanea) all'impossibilità di formare un governo, Napolitano ha deciso di comporre due commissioni che avranno il compito di stilare delle proposte in tema economico e di riforme istituzionali che dovrebbero, nell'intenzione del Presidente della Repubblica, costituire il programma di un futuro governo: poiché queste due commissioni sono composte in tutto da 10 membri, questi sono stati definiti 10 saggi (qui le loro foto e una breve biografia). Questa è stata definita "soluzione olandese", poiché in Olanda 3 anni fa le elezioni diedero luogo ad una frammentazione politica addirittura peggiore di quella italiana. Anche in quel frangente fu istituita una commissione, che lavorò per 55 giorni e consegnò poi il suo programma ad un governo di unità nazionale che vedeva l'accordo tra democristiani e laburisti con l'appoggio esterno degli xenofobi di Geet Wilders. Alle successive elezioni i primi due riportarono un successo consistente. Tuttavia questa soluzione secondo me rappresenta in pieno l'impotenza del Parlamento di questo periodo, e in un certo senso ne sancisce il commissariamento.
Nel merito delle biografie dei membri, si possono identificare parecchi punti critici. I più evidenti sono l'età dei 10 saggi (a parte il Leghista Giorgetti, di 47 anni, sono tutti over 50) e il fatto che siano tutti uomini: possibile che non fosse possibile trovare almeno una donna con un curriculum ed una reputazione tali da renderla degna di far parte di tale consesso? Andando poi a spulciare i nomi, la prima cosa che salta all'occhio è che tra questi 10 prescelti non vi sia neanche uno che sia anche indirettamente riconducibile al M5S: vi sono due del PD (Violante e Bubbico), due Montiani (Moavero e Mauro), un PDLino (Quagliarello), un Leghista (Giorgetti) e un illustre costituzionalista (Onida) candidato alle primarie del centro-sinistra del 2011 per la scelta del sindaco di Milano (quelle che diedero l'avvio alla trionfale marcia di Pisapia); gli altri tre sono alti funzionari di stato, come Giovannini, presidente ISTAT, Pitruzzela, presidente Antitrust, e Rossi, vice-direttore della Banca d'Italia. Pensando al risultato delle ultime elezioni, due Montiani appaiono veramente troppi. Le malelingue potranno già pensare che la presenza di Violante nella commissione sulle riforme istituzionali sia una garanzia per Berlusconi, ricordando il famoso video su un patto per evitare una legge severa sul conflitto d'interessi.


D'altra partela presenza di Mauro, uscito dal PDL proprio in dissenso con la candidatura di Berlusconi, e di Quagliarello, non certo uno dei più accaniti sostenitori del suo capo-partito, potrebbe portare a conclusioni opposte.
Certo a me, da mezzo lucano, dispiace vedere la presenza di Bubbico, ex-sindaco di Montescaglioso (MT) ed ex-presidente della regione Basilicata coinvolto nell'inchiesta Toghe Lucane, che ebbe inizio da due morti ancora avvolte nel mistero e che portò alla luce numerose omissioni e commistioni tra politica e magistratura lucane. Anche per essa De Magistris venne trasferito, essendogli stata addebitata una gestione inopportuna delle indagini. Toghe lucane ora è stata riaperta, e spero che a riguardo, come si augura Libera, si riesca a scoprire la verità. Per chi volesse approfondire la questione, consiglio il capitolo ad essa dedicato del libro Roba Nostra di Carlo Vulpio.
Tornando all'attualità, si può cercare di capire chi ha vinto e chi ha perso alla luce degli attuali sviluppi politici? Mi concentrerò sui 4 principali attori: Giorgio Napolitano, il PD, il PDL e il M5S.

Giorgio Napolitano - Il Vincitore
Di sicuro è lui, avendo ancora in mano il boccino del gioco, il vero vincitore. Le pressioni su di lui affinché si dimettesse anticipatamente avevano raggiunto altissimi livelli. Il ragionamento era: poiché Napolitano non può sciogliere le Camere, che si faccia da parte in modo che si possa trovare subito un nuovo Presidente che abbia nuovamente questa potente arma. Probabile fautore delle larghe intese (ipotesi confermata anche dai nomi scelti per i 10 saggi), con questa mossa guadagna tempo, evitando per ora le elezioni anticipate e, come vedremo in seguito, suscitando forte nervosismo in Berlusconi, involontario ostacolo delle larghe intese. Gli unici dubbi sono: ma se non si riesce a trovare una maggioranza, a quale governo queste due commissioni dovranno presentare i loro documenti? Nel frattempo, rassicura i mercati affermando che un governo l'Italia ce l'ha tutt'ora ed è nel pieno dei poteri, non essendo stato sfiduciato (vedremo però martedì quanto questa affermazione tranquillizzerà le borse).
Partito Democratico - Un pareggio senza infamia né lode



Pur senza una dichiarazione ufficiale a riguardo, Bersani ha visto sfumare il suo improbabile tentativo di formare un governo con il M5S. È probabile che l'ala del partito a favore delle larghe intese abbia visto con favore questa soluzione, che potrebbe porre le basi per un dialogo con il PDL, anche se le dichiarazioni di Franceschini a "In 1/2 ora" da Lucia Annunziata sembrano dire il contrario: quello che è probabile è che il PD avrebbe voluto sfruttare maggiormente i numeri a lui favorevoli in Parlamento, specie nella Camera dei Deputati, mentre dei 10 saggi solo 2 sono chiaramente ad esso riconducibili. Eppure questa mossa, come vedremo nel paragrafo dedicato al PDL, gli rende più facile la corsa da qui all'elezione del nuovo Presidente della Repubblica. In ogni caso, Bersani potrebbe ancora reclamare qualche importanza nel futuro governo (il pre-incarico non gli è ancora stato tolto), tanto più che le due commissioni ricalcano molto il doppio binario economia-riforme istituzionali da lui proposto, e comunque il PD vede per il momento ancora rinviato il tanto avversato governissimo.

Popolo della Libertà - Sconfitto con riserva
Le critiche più dure alla decisione di Napolitano vengono da Berlusconi. Quest'ultimo infatti, capendo che la legislatura non durerà a lungo, si è disinteressato alle partite per le presidenze delle Camere e per la presidenza del consiglio per concentrarsi sulla corsa al Quirinale. Il Presidente della Repubblica infatti è sicuro di durare sette anni, e di avere pertanto un'importante influenza sui futuri sviluppi politici. Come rivela un articolo dell'Huffington Post Italia, Berlusconi teme la mossa di Napolitano serva a rimandare la partita del governo, togliendogli l'unica arma di ricatto per poter ottenere qualcosa (un nome a lui gradito) al Quirinale. Egli teme che, una volta messa in freezer la partita per Palazzo Chigi, le sue offerte di collaborazione al governo in cambio di un accordo per il Presidente della Repubblica perdano di valore, spostando la partita dal Parlamento (dove al Senato Berlusconi può scompigliare le carte) ai 10 saggi, dove PDL e Lega possono contare solo su due rappresentanti su dieci.

Movimento 5 Stelle - Un imprevista battuta d'arresto
Pur con alcune piccole incertezze (Crimi che si smentisce su eventuali sostegni a governi tecnici o politici) il M5S fin qui è stato protagonista delle consultazioni, avendo, se non altro indirettamente, favorito le elezioni di Boldrini e Grasso ed effettivamente fatto fare una brutta figura a Bersani (che pur ci ha messo tutto l'impegno) nei suoi tentativi di formare un governo con loro. Eppure, Grillo ha attaccato fortemente la scelta di Napolitano sui 10 saggi, in maniera apparentemente inspiegabile. Napolitano infatti, affermando che un governo in carica c'è già, ha in un certo senso confermato la tesidel M5S che non serve dare la fiducia ad un nuovo governo e che il Parlamento può quindi andare avanti con la sua attività legislativa. Da dove trae origine quindi l'ira di Grillo? Da un lato, non ci sono rappresentanti del M5S tra i 10 saggi. Questa però sarebbe un'interpretazione superficiale: in una risposta ad un commento ad un mio post avevo scritto che il M5S, se avesse rilanciato seriamente ad una trattativa col PD, avrebbe potuto ottenere subito la realizzazione di qualche sua proposta, mettendo in un angolo il PDL e quelli nel PD che guardavano con diffidenza alla strategia di Bersani per un accordo con il M5S. Parole di un PD-ino un po' di parte? Non proprio: in un suo articolo odierno Marco Travaglio (auto-proclamatosi elettore di Grillo al Senato) rimprovera al M5S di non essersi presentato da Napolitano con dei nomi per la Presidenza del Consiglio, scegliendo tra personalità tali che un rifiuto del PD avrebbe gettato discredito su quest'ultimo. Questo in fondo poteva essere un rilancio come quello da me suggerito, che invece il M5S non ha voluto fare, con l'effetto, citando Travaglio, di portare a "un inciucissimo con B. [Berlusconi, N.d.A.] più o meno mascherato. Che magari era nella testa di Napolitano e dei partiti fin dal primo giorno. Ma che ora ricadrà sulla testa dei 5 Stelle". Il giornalista, poi, conclude con un giudizio sintetico che vale più di mille mie parole: "Bel risultato, complimenti a tutti".