giovedì 6 marzo 2014

I film de "La spuma e lo spritz" - La grande bellezza

Il protagonista del film, Jep Gambardella (Toni Servillo)
La proiezione del film La grande bellezza su Canale 5, dopo la vittoria dell'oscar come miglior film straniero (in anticipo rispetto ai tempi normali di passaggio dal cinema alla TV generalista, ma d'altronde il produttore del film, Medusa, è anch'esso di proprietà di Berlusconi) mi offre l'occasione di inaugurare l'ennesima nuova rubrica di questo blog, dedicata al mondo del cinema. E in effetti, quale miglior inizio che parlare di un film che dopo aver ricevuto molti riconoscimenti ha riportato in Italia un oscar, dopo il trionfo del 1999 con La vita è bella di Benigni?
Protagonista del film è Jep Gambardella, interpretato dall'attore preferito del regista Paolo Sorrentino (almeno a giudicare dal numero di suoi film in cui egli è protagonista: 3 su 6), ossia Toni Servillo. Jep è un giornalista di costume con un solo libro all'attivo risalente alla sua gioventù, divenuto uno dei personaggi più importanti della mondanità della capitale romana pur provenendo dalla provincia. E il suo mondo, infatti, è pieno di personaggi di un'alta borghesia assai sfaccendata che si alterna tra una festa e l'altra: cinematograficamente magistrale tra l'altro la prima scena girata in una festa sulla terrazza del protagonista, soprattutto per la difficoltà di realizzazione e di trasmissione al pubblico che una situazione del genere ha, almeno così dice il compagno Smarmello che di queste cose dovrebbe intendersene.
Il protagonista comincia un percorso di rivisitazione della sua vita quando viene a sapere che il suo primo grande amore, Elisa, è morto. Alcuni dei suoi compagni di mondanità hanno una simile trasformazione profonda della loro vita: chi abbandonando Roma dopo essere riuscito ad avere dal bel mondo quel riconoscimento artistico che gli è mancato per tutta la vita, chi distaccandosi dalla mondanità dopo aver sempre sostenuto la parte dell'intellettuale impegnato, altri donando tutti i suoi beni alla Chiesa e dedicandosi ai poveri. Tutti costoro rappresentano quel sottobosco artistico-culturale che popola una certa mondanità, che nella ricerca di un senso per la propria vita si costruiscono un personaggio che vorrebbe essere totalmente distante dal vuoto dell'alta società che lo circonda ma in realtà ne è parte integrante. L'unico ad accettare il nulla di tale mondo è proprio Gambardella, che eleva l'appartenenza ad esso a una vera e propria arte, come si intuisce dalla scena del funerale del figlio di una sua amica, pur rimanendo sempre consapevole che appunto, tutto ciò non ha senso.
La "Santa", l'antitesi di Gambardella nel film (Giusi Merli)
Parte del percorso di Jep però non è accompagnata da questi personaggi, ma da una donna, Ramona che a quarantadue anni fa ancora la spogliarellista, interpretata da Sabrina Ferilli e con un accento romano volutamente marcato, a sottolineare la sua lontananza dal bel mondo. Questa donna un po' provinciale, come in fondo era agli inizi Jep Gambardella, lo accompagna fino alla sua morte improvvisa dovuta a un mare incurabile non meglio chiarito, e aiuta a capire come si concluderà il percorso di Jep. La rivelazione finale però accadrà con il confronto di un personaggio che richiama chiaramente alla figura di Madre Teresa di Calcutta: è la "Santa", una religiosa che ha dedicato tutta la sua vita all'aiuto dei poveri e che costituisce per un certo senso l'antitesi di Jep e che però, proprio come nella migliore dialettica hegeliana, gli permette di giungere a una sintesi finale, che altro non è che il trovare quella bellezza e quel senso che gli possa far scrivere un altro libro, desiderio che Gambardella manifesta da dopo la morte di Elisa. Tra l'altro, questo personaggio enfatizza il degrado della Chiesa Romana rappresentata nel film da un cardinale più esperto di cibo che di cura spirituale delle anime.
E dove si trova la bellezza, in un mondo così degradato e privo di senso come quello mostrato nel film? La bellezza, si trova proprio nascosta e sepolta dal bruttume, dal chiacchiericcio, e comunque riesce ad apparire in alcuni sprazzi che brillano di più proprio in contrasto al dominante squallore, ma non solo: proprio nel finale, come afferma la "Santa", Jep scoprirà che per trovare la bellezza dovrà tornare alle sue radici, come accade in un'apparizione (o epifania, direbbero quelli che parlano bene) sul luogo del suo primo incontro con Elisa, dove rivive la scena e scopre la bellezza nella semplicità, in opposizione al grandioso mondo della capitale in cui ha vissuto per tutta la vita. Il messaggio effettivamente non è dei più originali, ma a volte le cose più semplici e banali sono rivoluzionarie.
Uno dei meravigliosi scorci nel film: Castel Sant'Angelo
E tuttavia, pur raffigurando Sorrentino Roma e il suo mondo con grande distacco, quando non addirittura cinismo, non si può non rimanere abbagliati dalla sua bellezza e da come viene mostrata, proprio con sprazzi in mezzo allo squallore del bel mondo che, essendo economicamente ricco, è a contatto ogni giorno con tali meraviglie. Il film per questo è stato paragonato più volte con La dolce vita di Fellini (tra l'altro vincitore anch'esso di un oscar) anche se, come sottolineò su La Stampa Alessandra Levantesi Kezich, le due Rome non si somigliano minimamente: infatti

La grande bellezza sta a La dolce Vita come la Via Veneto di oggi sta alla Via Veneto del 1959. Adesso è solo una strada di hotel di lusso dove è vano ricercare il clima notturno di un tempo: i caffè affollati di artisti e intellettuali, le scorribande di divi e fotografi, i night-club frequentati da una variegata fauna di nobili, perdigiorno e letterati.

Ci tengo però a sottolineare che secondo me, a differenza di quanto scritto da molti, questo film non vuole o non può essere una rappresentazione dell'Italia attuale, se non altro perché ne rappresenta una piccolissima parte. Eppure non si può pensare che se, chi fa parte della cosiddetta classe dirigente è così degradato, il resto di noi non può stare benissimo.
Ultima nota per la musica, che nei due film che ho visto di Sorrentino gioca un ruolo fondamentale: qui aiuta a scandire quel ritmo lentissimo, a volte privo di struttura e sconclusionato, con cui si susseguono le scene del film, proprio a sottolineare l'immobilità e l'eterno ripetersi dei rituali del mondo di cui Gambardella fa parte.
In sintesi, è un film che per la bellezza di certi scorci di Roma che riesce a offrire, per il distacco con cui riesce a ricostruire un certo spaccato di società e a demolire l'autoreferenzialità di certa cultura, ma soprattutto per l'evidente maestria con cui esso è girato, non può non essere visto.
P.S.: questo film, per gli amanti di Boris che popolano questo blog, è popolato da personaggi di Boris, pur con piccoli ruoli.
Il primo è il padre di Ramona, che ricordiamo come il nonno giovanile


e il maestro Serpentieri, qui in una scena stupenda,


oltre ovviamente al regista Sorrentino, anch'egli apparso in questa meravigliosa serie.


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