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sabato 22 febbraio 2014

La staffetta tra toscani

Renzi annuncia la lista dei ministri del suo governo
Interrompo questo periodo di silenzio sul blog (dovuto a nobili ragioni: prima campagna alle primarie per Civati, poi scazzo) con un post dedicato alla nascita del primo governo a guida Renzi, il più giovane presidente del consiglio nella storia dell'Italia unita (questo primato apparteneva, e non è un precedente benaugurante, a Mussolini...).
Per chiarezza, dico subito che alle primarie del Partito Democratico dello scorso 8 dicembre non ho votato Renzi (ma Civati), così come nemmeno in quelle precedenti per la scelta del presidente del consiglio (dove ho scelto Bersani), e non ho trovato positivo il modo in cui egli ha scaricato il pur da me non approvato governo Letta, e per due motivi. Quando nella DC succedevano queste cose si cercava sempre una scusa politica, mentre il modo qui scelto è stato veramente brusco e rischia di lacerare ancor di più il non proprio granitico Partito Democratico. Inoltre, quello che non andava per me del governo Letta non era la presidenza di quest'ultimo, ma la maggioranza di governo che lo sosteneva e la mancanza di uno scadenzario preciso con le cose da fare prima di tornare subito al voto e porre termine a un'oggettivamente non desiderabile situazione di "larghe intese" (per quanto ridotte dall'uscita di Forza Italia dal governo), e ciò non è stato cambiato. Renzi, dopo aver conquistato il partito, voleva giustamente poter influenzare il governo, e sentiva che con Letta avrebbe rischiato di venire offuscato e trascinato nell'impopolarità, ma il modo scelto poteva e doveva essere migliore.
Questo post però vuole essere dedicato ad una prima (e quindi probabilmente superficiale) analisi della squadra di governo. Se si dà retta alla statistica, questo è il primo governo con un egual numero di ministri uomini e donne, con pochi dicasteri (sedici, di meno ne aveva solo il terzo governo a presidenza di De Gasperi) occupati da elementi con un età relativamente bassa (47 anni, ma questo dato lo cito a memoria). Però, come ho letto su un libro di De Crescenzo, la statistica è quella cosa per cui se si è con la testa nel forno e il culo nel freezer stai mediamente bene; meglio riformulato, ciò significa che i dati vanno interpretati e non solo snocciolati, altrimenti possono dare conclusioni errate.
Massimiliano Cencelli, autore dell'omonimo manuale 
Come diceva Cencelli, i posti da ministro non si contano, ma si pesano: esistono infatti incarichi tradizionalmente più importanti e altri che assumono rilevanza in base al periodo storico. Ad esempio, il Ministero dell'Economia è ovviamente un dicastero chiave in ogni governo; ai tempi della guerra fredda il Ministero della Difesa era probabilmente più importante di quanto lo sia oggi; infine quello delle Pari Opportunità (con tutto il rispetto per le battaglie sull'uguaglianza di genere) è un po' un riempitivo, tant'è che in questo governo è stato soppresso.
Per cui, oltre a dire che il basso numero di ministri è una novità positiva (anche se dovremo aspettare di sapere quanti sottosegretari saranno nominati), per valutare la cifra politica di un governo bisogna quindi individuare gli incarichi più importanti e poi andare a vedere chi li occupa. Nell'esecutivo Renzi ne ho individuati 6: Economia, Interno, Giustizia, Riforme, Esteri, Lavoro. Qui una galleria fotografica con tutti i ministri oggi nominati.
Pier Carlo Padoan, neo-ministro per l'Economia
Il dicastero dell'Economia è stato assegnato a Pier Carlo Padoan, un dirigente dell'OCSE. Il suo profilo è quello di un cosiddetto "tecnico", ossia di un uomo la cui carriera lavorativa non si è svolta principalmente nell'agone elettorale, con però rilevanti contaminazioni "politiche": egli infatti è stato un importante consulente economico della fondazione di D'Alema, Italianieuropei, e sembra sia in ottimi rapporti con Napolitano ed è generalmente ricondotto alla galassia del centro-sinistra.
Questo nome è quindi ascrivibile a pressioni del Presidente della Repubblica, che negli ultimi due governi ha sempre voluto un elemento con esperienza e notorietà internazionale per questo delicato ruolo, pur tuttavia venendo parzialmente incontro alle richieste di Renzi, che di figure tecniche al governo ne voleva il meno possibile (e infatti Padoan è l'unico di questa categoria tra i ministri).
La ministra degli Esteri Federica Mogherini

Speculare a questa filosofia è quindi la scelta del ministro degli Esteri: Federica Mogherini, con conoscenza nel campo della politica estera, è infatti responsabile Europa e Affari Istituzionali della segreteria politica del Partito Democratico, e quindi persona gradita a Renzi e per lui fidata.
Emma Bonino aveva decisamente maggiore esperienza e carisma internazionale, ma non aveva coperture politiche importanti e quindi è stata sacrificata nello scambio tra Quirinale e Renzi su questi due dicasteri significativi. Mi auguro comunque che la sua competenza possa essere premiante (ricordo il caso dei fucilieri italiani intrappolati in India, di assai delicata gestione). In più è stato soppresso il ministero degli Affari Europei, e sarà interessante vedere se tali deleghe saranno prese dalla Mogherini o da Renzi stesso.
La pattuglia del NCD nel governo Letta
Alla politique politicienne si deve la conferma di Alfano come ministro degli Interni: Alfano in particolare voleva conservare questo incarico e in generale il NCD non desiderava variazioni nella sua rappresentanza al governo. È stato quindi più semplice non toccare queste tessere per evitare complicate ripercussioni su tutte le altre caselle, anche a costo di mantenere un ministro che per dubbi diktat economici e oscuri interessi ha espulso la Shalabayeva, senza per questo venire sfiduciato o almeno criticato. Confermati anche Lupi di Comunione e Liberazione, che alle Infrastrutture continuerà a gestire la partita di EXPO 2015, fondamentale per le aziende lombarde legate a questo movimento politico di ispirazione religiosa.
Maria Elena Boschi, ministra delle Riforme
Ovviamente Renzi ha voluto persone di comprovata fiducia e lealtà in due ruoli importanti: il nuovo sottosegretario alla presidenza è il fedelissimo Graziano Delrio, noto soprattutto per essere stato il primo sindaco di Reggio-Emilia non cresciuto nelle file del PCI, mentre il ministro delle Riforme, va a Maria Elena Boschi, già responsabile su questi temi nella segreteria del PD, che in comune con Renzi ha la fulminante ascesa partita dalla Toscana e felicemente conclusasi a Roma passando per la Leopolda, l'evento di riferimento per i sostenitori del neo-premier. Quest'ultimo dicastero assume importanza non tanto per le deleghe ad esso assegnato (il termine riforme è quanto di più generico, vago e vacuamente ripetuto fino all'ossessione ci possa essere in politica, battuto forse di recente solo dall'espressione "buon senso"), ma per la delicatezza della partita con Berlusconi, interlocutore privilegiato in quanto leader dell'altro grosso partito presente in Parlamento (il M5S non ne vuole sapere di partecipare a grandi trattative con le altre forze): tale argomento infatti può essere usato per allungare o accorciare la vita del governo (ad esempio, tramite una legge elettorale che penalizza i piccoli partiti o avviando modifiche costituzionali, che necessariamente richiedono tempi lunghi), e quindi Renzi ha voluto per questa casella una persona fidata. Delrio invece fungerà da guida nelle procedure e nei rituali della politica romana, finora a Renzi essenzialmente sconosciuta nella sua quotidianità.
Forse sempre con l'intento di non giungere allo scontro diretto con Berlusconi, per poterlo sfruttare come sponda politica, si è nominato Andrea Orlando ministro della Giustizia, che lascia così il dicastero dell'Ambiente, a cui era stato messo in realtà inspiegabilmente, se non per dare un contentino all'ala dei bersaniani uscita sconfitta dalle elezioni e vittima più che fautrice delle prime larghe intese. Orlando infatti è stato membro delle commissioni Giustizia e Antimafia alla Camera, e nel 2010 ha provato a instaurare con il PDL un percorso per formulare una condivisa riforma della Giustizia. Ha vinto su altri nomi (es., Gratteri, Pomodoro, Cantone) che potevano essere considerati troppo intransigenti in una casella come quella della Giustizia, su cui Berlusconi e il suo partito hanno semre avuto grande interesse, per evitare le barricate da parte di questi ultimi sul cammino delle riforme, che invece fanno comodo a Renzi per i motivi esposti sopra.



Giuliano Poletti, nuovo ministro per il Lavoro
Chi da Renzi si aspettava dei forti strappi con il mondo più tradizionale della sinistra dovrà probabilmente ricredersi. Va in senso opposto infatti la nomina di Giuliano Poletti, a capo della Lega delle Cooperative, a ministro per il Lavoro. Egli proviene infatti da uno dei tre filoni (le cooperative, appunto), che assieme al sindacato e al partito hanno giocato un ruolo importante nella sinistra italiana, e in termini politici e di amministrazione, e generalmente considerato più vicino alla sinistra più tradizionale alla Bersani. Tale nomina potrebbe far pensare che le misure di Renzi in materia di legislazione del lavoro potrebbero essere meno sgradite a questo mondo di quanto si potesse inizialmente pensare.
La sua presenza è comunque bilanciata dall'incarico allo Sviluppo Economico assegnato a Federica Guidi, ex leader dei Giovani Industriali e importante esponente di Confindustria, anche per tradizione familiare. Queste due nomine dimostrano che Renzi ha ben presente che per governare è meglio confrontarsi con i tradizionali corpi sociali (sindacati, industriali, etc.) piuttosto che scontrarsi con essi.
Dario Franceschini, dai Rapporti col Parlamento alla Cultura
Per quanto concerne gli altri incarichi, stupisce che Franceschini, prima sostenitore di Bersani e poi uno dei grandi nomi che hanno sostenuto Renzi nelle primarie per la segreteria del PD, sia stato messo in un dicastero tutto sommato marginale come quello della Cultura. A meno che egli non voglia incarichi più defilati per poter meglio lavorare nel partito e quindi gestirlo, non comprendo questa nomina.
Insomma, il Renzi premier ha compreso che una rottamazione totale, almeno per il momento, non era possibile. Ha capito che per governare non si può fare la guerra a industriali e sindacati (consapevolezza per me positiva in realtà) e che bisogna cedere su qualcosa con i partiti alleati, cosa necessaria per quanto sgradita. La presenza femminile in dicasteri significativi è fortunatamente rilevante, pur se non nelle stesse proporzioni del governo nel suo complesso, anche con presenza di elementi tutto sommato giovani (ad esempio, Mogherini e Boschi). Non condivido per niente, invece, l'atteggiamento troppo condiscendente nei confronti di Berlusconi mostrato nella scelta del ministro della Giustizia. Intendiamoci, per me scegliere un magistrato non sarebbe stata garanzia di qualità, ma la nomina di Orlando è stata fatta chiaramente per poter mantenere un doppio binario: quello con Alfano per la gestione del governo e quello di Berlusconi per le riforme, con lo scopo di mettere contro costoro e quindi usare uno dei due per diminuire l'altro a seconda della necessità. Se c'era una cosa buona del governo Letta era che era riuscito a mettere in un angolo politicamente Berlusconi, pur con l'effetto collaterale di rendere importante un tutto sommato insignificante Alfano. Renzi lo ha riesumato prima per innervosire Alfano e mettere in difficoltà il governo Letta, ora per cercare di frenare il leader di NCD nelle sue pretese al governo. Attenzione però: è difficile pensare che i due non si presentino uniti alle prossime elezioni, e quindi sarà molto difficile dividerli per davvero. Se a Renzi ciò riuscisse, sarebbe forse uno dei suoi più grandi successi elettorali. 
Speriamo però che possa vantarne altri, altrimenti non so davvero quali possano essere le conseguenze di un altro fallimento.
Come premio per chi ha avuto la pazienza di arrivare alla fine questo lungo post, offro un video di Crozza-Renzi, in cui si parla del programma (ah, i contenuti, altro ritornello ripetuto all'infinito nella politica di oggi...)



venerdì 2 agosto 2013

Berlusconi condannato per la (seconda) volta

In un mio tweet con tanto di errore grammaticale di qualche giorno fa avevo espresso un pronostico su cosa sarebbe successo dopo il 30 luglio, giorno dell'inizio della discussione in Cassazione sul processo Mediaset nei confronti di Berlusconi.


Beh, solo nei prossimi mesi si saprà se avrò avuto ragione o no, ma dopo la giornata di oggi si può affermare che Berlusconi è un pregiudicato, condannato definitivamente per frode fiscale. In realtà aveva già subito una condanna per falsa testimonianza (aveva dichiarato di non appartenere alla loggia P2), ma l'amnistia del 1990 aveva cancellato questa macchia.
Essendo ancora troppo presto per una seria analisi delle conseguenze di tale condanna, mi limiterò a un riepilogo dei fatti. Chiedo scusa sin d'ora a tutti coloro che hanno studiato o stanno studiando giurisprudenza per eventuali (e probabili) errori, e prego di segnalarli tramite un commento a questo post.
La sentenza era stata annunciata per un qualunque momento a partire dalle ore 17 di oggi (1 agosto 2013), per cui quando alle 19 non vi era ancora alcuna novità era corsa la voce che la Corte potesse essere per un rinvio del procedimento al Tribunale d'Appello, allungando i tempi e causando così la prescrizione del processo (che sarebbe scattata da settembre). Quando perciò i giudici hanno letto il seguente dispositivo della sentenza, lo shock è stato grande.


L'estratto sopra proposto è tratto dalla maratona televisiva di sei ore di Enrico Mentana (ma non torna mai a casa? E dire che sua moglie è una modella ex Miss Italia...). Cercherò di spiegare la sentenza a quelli che, come me, poco ne capiscono di diritto e di leggi.
Il tribunale in pratica conferma quasi tutta la sentenza dell'8 maggio scorso del Tribunale d'Appello, secondo cui Berlusconi, con false intermediazioni gonfiate su alcuni diritti televisivi, ha sottratto dalle casse di Mediaset (allora società quotata in borsa) soldi che sono finiti in fondi neri su cui poi non ha pagato le tasse (è bello, una volta tanto, poter usare l'indicativo e non il condizionale): l'unica parte rigettata è quella riguardo alla determinazione della durata della pena accessoria di interdizione dai pubblici uffici. Infatti alcune tipologie di reato prevedono, oltre la detenzione, anche altre punizioni, dette appunto "pene accessorie", tra cui può figurare anche l'impossibilità di ricoprire incarichi in pubblici uffici (come ad esempio uno scranno in Senato). La Corte ha rilevato che, per la frode fiscale, tale interdizione può avere solo una durata compresa tra uno e tre anni, in base all'Art.12, comma 2, del Decreto Legislativo 74 del 2000, e rimanda quindi il procedimento al Tribunale d'Appello, ma per questa sola parte, affinché esso ridetermini il periodo d'interdizione dai pubblici uffici, precedentemente stabilito in cinque anni. Berlusconi risulta quindi condannato a quattro anni per frode fiscale, cioè per aver volutamente nascosto dei soldi al fisco italiano, per di più mentre ricopriva l'incarico di presidente del consiglio. Poiché tre anni di pena sono cancellati per l'ultimo indulto del 2006, resta un anno o da scontare agli arresti domiciliari o da commutare in lavori socialmente utili, ma non di sicuro in prigione, data la legge 251 ex-Cirielli del 2005 (approvata dalla maggioranza di centro-destra), che all'Art.7, comma 2, stabilisce che la pena non va scontata in carcere per gli ultrasettantenni, tranne che per casi speciali. Riguardo alla pena accessoria, essa non può andare in prescrizione, e quindi basteranno altri pochi mesi perché la decadenza di Berlusconi dal Senato diventi definitiva.
Alcuni, tra cui Travaglio, hanno ricordato che la legge 190 del 2012, la cosiddetta "Legge Severino" in materia di corruzione, imporrebbe al presidente del PDL di lasciare il proprio seggio già da ora, ma il suo stesso collega di giornale Peter Gomez ha ricordato come in questo caso valga il "favor rei" (letteralmente, "a favore del colpevole"), per il quale, tra le altre cose, nel caso in cui, dopo la commissione di un reato, subentri una normativa più severa a riguardo allora la condanna deve essere espressa sulla base della normativa meno severa: insomma, non vale la retroattività se l'imputato viene maggiormente danneggiato da essa.
Le reazioni? Si possono riassumere in tre dichiarazioni: quella di Epifani, che sembrerebbe chiudere ad ogni possibilità di salvare Berlusconi negando la concessione degli arresti,


e la dichiarazione di Stefàno, presidente della Giunta per le elezioni del Senato, secondo cui la decadenza di Berlusconi dal Senato può essere votata subito, non appena arriverà la notifica dal tribunale, mentre dall'altra parte si deve segnalare il video di risposta del condannato,


che promette battaglia, anche se a tratti sembra sinceramente abbattuto.
Due sole note, una di colore e l'altra destinata a chi in cuor suo sta esultando.
1) Ve lo immaginate Berlusconi ai lavori socialmente utili, tipo raccogliere le cartacce o le cacche dei cani nei parchi pubblici? Questo magari è improbabile, ma Previti ai suoi tempi dovette prestare servizio presso il CEIS di Castel Gandolfo, che tra le altre cose si occupa di tossicodipendenti.
2) Prima di esultare per la condanna di Berlusconi, si considerino le due seguenti cose. La prima è che il rinvio del calcolo dell'interdizione durerà ancora qualche mese, e potrebbe tardare l'esecuzione della sentenza: qualche mese, per carità, ma guarda caso così viene lasciato in pace il congresso del PD e l'attuale maggioranza di larghe intese ha il tempo per abbozzare una qualche reazione. Quale potrebbe essere questa risposta? Qui entra in gioco il secondo fattore, ossia Napolitano, che nel suo comunicato sulla condanna, oltre agli inviti a rispettare la magistratura, afferma: "Ritengo ed auspico che possano ora aprirsi condizioni più favorevoli per l'esame, in Parlamento, di quei problemi relativi all'amministrazione della giustizia, già efficacemente prospettati nella relazione del gruppo di lavoro da me istituito il 30 marzo scorso". Ma cosa consiglia tale gruppo di lavoro in materia di giustizia? Nella sua relazione finale, propone varie cosette devastanti, tra cui stretti limiti sui tempi d'indagine, l'utilizzo delle intercettazioni e l'inappellabilità delle assoluzioni in caso di reati lievi (paragrafo 24), e cosa voglia dire lievi non si sa, e l'istituzione di un secondo grado di giudizio per la condotta dei magistrati che deve essere tenuto da una Corte a maggioranza politica (1/3 dei membri eletti dal Parlamento, 1/3 eletto dal Presidente della Repubblica, paragrafo 28): insomma, la partita politica-giustizia non è ancora finita.

sabato 13 luglio 2013

Non pensare all'elefante.

Il titolo del post richiama un libro scritto da George Lakoff nel 2006: in breve, la tesi principale di questo testo era che se il Partito Democratico (quello americano) voleva tornare a vincere (in quegli anni George W. Bush era al suo secondo mandato presidenziale) doveva smettere di essere ossessionato dal suo avversario politico (il Partito Repubblicano, il cui simbolo è appunto un elefante), ma ricostruire una sua proposta politica con la quale convincere gli elettori a prescindere dai difetti dell'avversario. Per continuare con le metafore zoologiche, in Italia il Partito Democratico (quello italiano) dovrebbe smettere di pensare continuamente al Giaguaro (o al Caimano, per fare citazioni più dotte) ed elaborare una sua proposta politica chiara, precisa e vincente.
Questi giorni sono un'ennesima prova che siamo lontani da un tale traguardo. Il 10 luglio il PD vota la richiesta del PDL di sospensione delle sedute pomeridiane, per concedergli di riunirsi e discutere della decisione della Corte di Cassazione di iniziare il terzo grado del processo Mediaset il 30 luglio, in modo da evitare, la possibile parziale prescrizione prefigurata dal Corriere della Sera, che allontanerebbe una sentenza definitiva. Evidentemente i destini giudiziari di Berlusconi erano più importanti della discussione sull'istituzione di una Commissione parlamentare per le riforme costituzionali (questo era previsto al Senato ed è stato fatto il giorno dopo) o della conversione del Decreto Legge 63 di quest'anno sull'Ilva, con il quale si è cancellato il fermo delle attività dell'acciaieria imposto dai magistrati (alla Camera, anch'esso rinviato al giorno dopo). Chi se ne frega delle riforme (sempre evocate, come un mantra, almeno da quando ho cominciato a seguire un telegiornale) o dell'Ilva di Taranto: Silvio rischia di essere buttato fuori dal Parlamento, questo sì che interessa i cittadini!
Di oggi poi è la notizia di Libero di una possibile grazia di Napolitano a Berlusconi in caso di sua condanna (cosa seccamente smentita dal Quirinale), nonché di una proposta di modifica della legge del 1957 che vieta a chi è titolare di concessioni pubbliche di essere eletto: da "ineleggibile", Berlusconi diventerebbe così "incompatibile", e avrebbe un anno per scegliere se dimettersi da Senatore o vendere le sue reti (magari ai figli). Il tutto nel giorno in cui si rumoreggia su una possibile apertura del M5S a un governo con il PD e del conseguente lavoro dei pontieri di quest'ultimo (cosa a cui non credo, sono solo tatticismi per quietare i falchi PDL).
Insomma, siamo sempre a parlare di Berlusconi, non di politica, pensando che queste due cose siano indissolubili. C'è da dire che questo post mi è stato indirettamente ispirato da Veltroni, che in un'intervista televisiva ha proprio citato il libro di Lakoff. Io non sono mai stato veltroniano, alle primarie del 2007 per il segretario votai addirittura Rosy Bindi, e gli imputo buona parte della dissoluzione dell'impianto ideologico attuale della sinistra, perché ha voluto parlare di apertura e contaminazione della politica del PD prima di costruirne una, come invece tentò, seppur con mille incertezze, Bersani (ne dovrò parlare in un post, questa sintesi è troppo corta); però questo suo richiamo è assolutamente corretto, anche perché non è originalmente suo. 
Dettare l'agenda politica è uno degli accorgimenti politici più vecchi del mondo: basti pensare che Gramsci per primo inventò il concetto di "egemonia culturale" per spiegare il mancato successo, previsto invece da Marx, della rivoluzione socialista nei paesi industrializzati e in particolare in Germania (Marx pensava a quest'ultima, mica all'URSS post-feudale...). Non a caso Gramsci viene studiato nelle Università Americane (qui un esempio) mentre noi lo ignoriamo, e anziché cogliere la sua lezione, come invita a fare anche Lakoff, ci perdiamo a parlare ancora una volta di Berlusconi: ma d'altronde, che si aspettava il PD quando ha scelto le larghe intese? Di non essere condizionato dai processi?
Bisognerebbe avere l'atteggiamento di Benigni, che intervistato da Biagi nel 2001 (non si trova il video online, rimosso per motivi di copyright dalla RAI che però non ha ancora provveduto a mettere sul sito le puntate de "Il fatto"), disse le seguenti parole "Non voglio parlare di politica. Sono qui per parlare di Berlusconi, quindi mi voglio tenere più lontano possibile dalla politica" (qui l'intervista completa). Peccato che per parole come queste Biagi fu poi allontanato dalla televisione, e non vedo molta gente con la sua semplice voglia e coerenza di difendere il diritto di esprimere le proprie idee...
Insomma, caro PD: vuoi di nuovo il mio voto? Concepisci prima una proposta politica, e poi ne riparliamo.

lunedì 11 febbraio 2013

La lotteria elettorale - Gli ultimi sondaggi

A partire dalla mezzanotte dell'8 febbraio non è più consentito pubblicare i risultati di nuovi sondaggi elettorali. Per questo, molti istituti venerdì scorso hanno diffuso le loro rilevazioni per i loro committenti (giornali, televisioni, siti internet), desiderosi di misurare il polso dell'elettorato prima del silenzio dei sondaggi.
Ho preso 40 diverse rilevazioni statistiche dal sito internet http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/, curato dal Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri: esso raccoglie i risultati di tutti i sondaggi a fini politici condotti in Italia, ed è quindi una fonte preziosa per chi volesse condurre analisi statistiche delle intenzioni di voto.
I sondaggi che ho rielaborato comprendono rilevazioni condotte sia a livello nazionale sia  regionale: infatti, poiché i seggi al Senato e il relativo premio di maggioranza vengono assegnati in ogni circoscrizione, è importante il risultato in ciascuna di esse, anziché la media nazionale.
Chiunque volesse avere dettagliate delucidazioni sul metodo di rielaborazione dei dati, può mettersi in contatto con me anche commentando questo post. Per farla breve, ho considerato i risultati di vari sondaggi, compresi del loro errore (ossia, il margine di incertezza per il risultato di ogni singola lista o partito), e ne ho fatto una media: in questo modo è possibile ridurre l'imprecisione e avere un risultato più affidabile (per capire i vantaggi di questa procedura potete anche leggere questo mio vecchio post).

Cominciamo coi risultati nazionali alla Camera. La figura sottostante è stata ottenuta analizzando i risultati di dieci diversi sondaggi pubblicati tra il primo e l'8 febbraio. 
Previsioni nazionali alla Camera delle coalizioni
Si conferma la risalita dei sondaggi di Berlusconi e il Popolo della Libertà (PDL), e quindi anche della sua coalizione (CDx). In ogni caso, il distacco tra centro-sinistra (CSx) e CDx resta di più di 5 punti, che possono sembrare tanti ma sono comunque pochi rispetto ai valori di inizio campagna elettorale. Anche tenendo conto delle incertezze di misura, appare poco probabile, a meno di eventi clamorosi nelle prossime due settimane pre-voto, che la situazione possa cambiare. Da notare che il margine d'errore sul risultato del centro-destra è il più alto: questo perché esso comprende più liste "minori" dal punto di vista del risultato elettorale, il cui consenso è più difficile da monitorare. Ma quanto è dovuta la risalita del centro-destra ai risultati del PDL e quanto a quella dei suoi alleati?
Previsioni nazionali alla Camera dei singoli partiti
Prima delle primarie del centro-sinistra, il distacco tra Partito Democratico (PD) e PDL era di 13 punti percentuali: ho scelto questo come punto di paragone perché da lì in poi si è cominciato a parlare di elezioni nazionali. A tutt'oggi tale differenza è diminuita di 4 punti elettorali, non sufficienti per spiegare la rimonta del centro-destra di circa 10 punti. Se però si considerano gli "Altri di centro-destra", questi forniscono i 4 punti che mancano all'appello: Berlusconi è stato abile a recuperare al suo partito un numero considerevole numero di indecisi e a coalizzare attorno a sé parecchi "partitini" (nei sondaggi ne vengono considerati almeno 5). Il PD invece aveva recuperato molti indecisi al momento delle primarie, e con il ritorno di molti berlusconiani la sua quota doveva inevitabilmente scendere; inoltre, il fatto che il CSx sia composto da soli 4 partiti non dà quell'effetto "rastrellamento" che si ha per il CDx.
Per quanto riguarda le altre liste, si vede che Scelta Civica per Monti (SCM) ha cannibalizzato l'UDC di e Futuro e Libertà (FLI): alle elezioni del 2008 la prima ottenne più dell'8% dei consensi e riuscì ad entrare anche al Senato (ora è più che dimezzata), mentre la seconda non passerebbe, neanche considerando il margine d'incertezza, la soglia del 2%, al di sotto della quale i partiti presenti in una coalizione non conseguono alcun seggio alla Camera dei Deputati. Il Movimento 5 Stelle (M5S) si conferma come il terzo partito italiano, ma al momento non sembra in grado di superare il PDL; va però ricordato che spesso i sondaggi hanno sottostimato i consensi per il M5S, quindi non me la sento di dare una parola definitiva riguardo il possibile sorpasso ai danni del PDL. Infine, Rivoluzione Civile - Ingroia (RC - Ingroia) è di poco al di sopra del 4%, la soglia che i partiti che si presentano da soli devono raggiungere per poter avere rappresentanti alla Camera, ma non è detto che ce la faccia, poiché i sondaggi non danno alcuna certezza a riguardo.

Con questi risultati, il CSx dovrebbe avere tranquillamente la maggioranza di 340 parlamentari alla Camera dei Deputati, ma al Senato?

Come detto in precedenza, la distribuzione dei seggi in questo caso è decisa a livello regionale: il premio di maggioranza si assegna in ogni regione, per tanto diventa importante conquistare quelle più popolose, che garantiscono un maggior numero di eletti.
Ho considerato 5 regioni: Lombardia, Veneto, Campania, Puglia e Sicilia. Stranamente non ho trovato indagini sul Lazio che non riguardassero le regionali: alle politiche alcuni istituti danno un solido vantaggio al CSx ma non ho trovato dati completi, se qualcuno sa dove reperirli sarò felice di analizzarli.

In Veneto, Campania e Puglia la situazione sembra abbastanza chiara: nella prima il distacco tra CDx e CSx è di 7.5 punti percentuali a favore del primo, ben oltre il margine di incertezza da noi ottenuto di 1.5 punti; stesso discorso per la Campania, dove il differenziale di 5 punti a favore del CSx dovrebbe lasciare pochi dubbi; stranamente in Puglia (la regione di Vendola) la differenza è di poco più di 3 punti a favore del CSx, leggermente al di sopra del margine d'incertezza di 1.5 punti, per cui un successo del CDx è improbabile ma non si può escludere.
La situazione è invece molto imprevedibile in Lombardia e Sicilia, e questo è indicativo di quanto sia cambiato il clima elettorale oggi: nella prima alle ultime regionali il distacco tra CSx e CDx era del 30%, mentre la seconda, pur avendo eletto Crocetta presidente, resta pur sempre la regione del 61 a 0 per il CDx nel 2001.
Previsioni regionali al Senato, Lombardia
In Lombardia al momento il distacco tra CSx e CDx è di 0.1 punti a favore di quest'ultimo, ben al di sotto del margine d'incertezza del 2%. In questa regione la partita è apertissima, e le dichiarazioni di alcuni montiani a favore di Ambrosoli, candidato per il CSx alle elezioni regionali, anche se si riferiscono solo a queste ultime, possono fare la differenza. La figura qui sopra ci fa anche notare che RC - Ingroia non ha alcuna possibilità di passare la soglia dell'8%, e quindi non potrà esprimere senatori lombardi. Posso comprendere pertanto le polemiche di Bersani sul voto utile: anche se secondo me sono pochi quelli che voteranno Ingroia e che sarebbero stati disposti a votare Bersani e la sua coalizione, ogni voto fa la differenza. Di converso, il CDx può "lamentarsi" per i voti che la lista di Giannino drenerebbe: nel grafico non è mostrato il consenso per quest'ultima lista (non c'erano abbastanza dati), anche se alcuni istituti le danno l'1.5%, pochi ma importantissimi voti in una situazione incerta come quella mostrata, e Giannino sembra ben contento di poter contribuire alla sconfitta di Berlusconi.
Previsioni regionali al Senato, Sicilia
In Sicilia la situazione è la stessa, anche se a ruoli invertiti, con il CSx in vantaggio di 0.5 punti, ancora troppo pochi rispetto al margine di incertezza di 1.5 punti. Anche qui RC - Ingroia non sembra in grado di poter raggiungere l'8%, e si possono ripetere le stesse considerazioni fatte per la Lombardia.

In conclusione, la partita al Senato è ancora aperta: se il CSx riuscisse a vincere in Lombardia e Sicilia anche il Senato avrebbe una maggioranza chiara. Secondo me però parlare di voto utile vale fino a un certo punto: è chiaro che qualche decimale lo si guadagna, ma secondo me o si fanno accordi chiari con queste liste o altrimenti si cerca di combatterle con argomenti incentrati su programmi e credibilità personale, non con la foglia di fico del voto utile.
E qui siamo alle solite: Bersani vuole vincere? Faccia le ultime due settimane con proposte chiare, su cui poter discutere e con le quali dettare l'agenda politica: ve l'immaginate una campagna in cui il centro-sinistra se ne viene con una proposta al giorno per il nostro paese? Non staremmo qui a parlare di Berlusconi e le sue proposte fiscali (giustamente definite da Monti "Corruzione nei confronti dei cittadini con i loro soldi"), ma discuteremmo del futuro dell'Italia.

Berlusconi e il voto delle donne

Post flash dettato dalla rabbia dopo aver visto questo video.


A parte l'inqualificabile atteggiamento dei colleghi della promoter, che anziché difenderla dalle battutine machiste di Berlusconi ridono con fare compiacente: che molti uomini siano indietro sul tema "dignità delle donne" è purtroppo risaputo. Io piuttosto me la prendo con le donne che lo votano: possibile che voi accettiate un uomo che vi tratta solo come se foste oggetti sessuali, e che non è capace di ascoltarvi quando gli parlate senza fare allusioni o guardarvi il culo (vedi figura sottostante)?


Se solo tutte le donne non lo votassero, saremmo certi che Berlusconi passerebbe nel dimenticatoio politico nell'arco di poco tempo.
Invece lo votano, eccome, e quindi, care elettrici di Berlusconi, se non fate niente per cambiare questo paese, neanche un piccolo gesto contro un satrapo maschilista dichiarato, allora vi meritate di vivere in una nazione nella quale molti vi considerano come oggetti d'arredamento, quando va bene, e non avete alcun diritto di lamentarvi se qualcuno pensa solo a guardarvi la scollatura: l'indifferenza è il peggiore dei mali, e chi fa l'indifferente non può poi dire "Ma io non c'entro niente" (Gramsci aveva ragione, eccome...).

domenica 13 gennaio 2013

Travaglio

Io sono super partes ed anche snob, quindi invece di guardare l'Essere Immondo che aborro ho preferito seguire con Spessotto un film muto da Smarmello. Solo Steve e Maria hanno assistito allo triste spettacolo.

Dai resoconti mi si dice che il PdM ha vinto. Boh. A me onestamente poco frega, dato che ero già sicuro che si giocava il suo gioco. La TV è il suo posto, l'ha inventata lui, ci sa giocare, ci sguazza come un porco nella merda, quindi lui non poteva che guadagnare da questa comparsata.

Quello che mi ha colpito è la letterina a Travaglio che, oggettivamente, è stata una genialata, un colpo di classe per impressionare i suoi elettori. 

Il messaggio è stato: Travaglio è un calunniatore, un bugiardo, un pezzo di merda (PdM). Io ho sempre ammirato Tavaglio, dai tempi dell'intervista con Luttazzi. Devo dire che per me era l'espressione del giornalismo, perché riportava i fatti. Secondo me mancavano i fatti nel giornalismo italiano.

Mi preme ricordare che il giornalismo in Italia è ininfluente, è solo un gioco per intellettuali - quelli che sanno leggere - dato che sembra che l'80% si informa solo tramite TV.

Quindi la discussione che voglio fare è molto di nicchia: ormai l'Essere Immondo ha già vinto il dibattito. Il fatto che mi disturbava è l'accusa di diffamatore a Travaglio. Secondo me lui non è un grande giornalista in stile Montanelli o Biagi, ma comunque lo rispetto per la sua memoria storica, una delle cose che più mancano oggigiorno. Mi ha sorpreso che egli fosse un diffamatore professionista, quindi mi sono informato meglio. Anche perché lo Steve stasera  era critico sul tema.

Ma prima come intermezzo sentiamo Top Montagne registrati da me medesimo qualche anno fa:




Leggiamo quindi le sentenze - pezzo copiato da Wiki:

Sentenze di condanna in sede civile

  • Nel 2000 è stato condannato in sede civile,[77][78] dopo essere stato citato in giudizio da Cesare Previti a causa di un articolo su L'Indipendente, al risarcimento del danno quantificato in 79 milioni di lire.[79][80]
  • Il 4 giugno 2004 è stato condannato dal Tribunale di Roma in sede civile a un totale di 85.000 euro (più 31.000 euro di spese processuali) per un errore contenuto nel libro «La Repubblica delle banane» scritto assieme a Peter Gomez e pubblicato nel 2001; in esso, a pagina 537, si attribuiva erroneamente all'allora neo-parlamentare di Forza Italia Giuseppe Fallica una condanna per false fatture che aveva invece colpito un omonimo funzionario di Publitalia. L'errore era poi stato trasposto anche su L'Espresso, il Venerdì di Repubblica e La Rinascita della Sinistra, per cui la condanna in solido, oltreché la Editori Riuniti, è stata estesa anche al gruppo Editoriale L'Espresso. Nel 2009, dopo il ricorso in appello, la pena è stata ridotta a 15.000 euro.[81]
  • Il 5 aprile 2005 è stato condannato dal Tribunale di Roma in sede civile, assieme all'allora direttore dell'Unità Furio Colombo, al pagamento di 12.000 euro più 4.000 di spese processuali a Fedele Confalonieri (Mediaset) dopo averne associato il nome ad alcune indagini per ricettazione e riciclaggio, reati per i quali, invece, non era risultato inquisito.[82]
  • Il 20 febbraio 2008 il Tribunale di Torino in sede civile lo ha condannato a risarcire Fedele Confalonieri e Mediaset con 26 000 euro, a causa dell'articolo "Piazzale Loreto? Magari"[83] pubblicato nella rubrica Uliwood Party su l'Unità il 16 luglio 2006.[84]
  • Nel giugno 2008 è stato condannato dal Tribunale di Roma in sede civile, assieme al direttore dell'Unità Antonio Padellaro e a Nuova Iniziativa Editoriale, al pagamento di 12.000 euro più 6.000 di spese processuali per aver descritto la giornalista del TG1 Susanna Petruni come personaggio servile verso il potere e parziale nei suoi resoconti politici: «La pubblicazione», si leggeva nella sentenza, «difetta del requisito della continenza espressiva e pertanto ha contenuto diffamatorio».[82]
  • Il 21 ottobre 2009 è stato condannato in Cassazione (Terza sezione civile, sentenza 22190) al risarcimento di 5.000 euro nei confronti del giudice Filippo Verde che era stato definito «più volte inquisito e condannato» nel libro Il manuale del perfetto inquisito, affermazioni giudicate diffamatorie dalla Corte in quanto riferite «in maniera incompleta e sostanzialmente alterata» visto il «mancato riferimento alla sentenza di prescrizione o, comunque, la mancata puntualizzazione del carattere non definitivo della sentenza di condanna, suscitando nel lettore l'idea che la condanna fosse definitiva (se non addirittura l'idea di una pluralità di condanne)».[85]
  • Il 18 giugno 2010 è stato condannato[86] dal Tribunale di Torino – VII sezione civile – a risarcire 16.000 € al Presidente del Senato Renato Schifani (che aveva chiesto un risarcimento di 1.750.000 €) per diffamazione avendo evocato la metafora del lombrico e della muffa a Che tempo che fa il 10 maggio 2008. Il Tribunale ha invece ritenuto che le richieste di chiarimenti, da parte di Travaglio, circa i rapporti di Schifani con esponenti della mafia siciliana rientrino nel diritto di cronaca, nel diritto di critica e nel diritto di satira.[87]
  • L'11 ottobre 2010 Travaglio è stato condannato in sede civile per diffamazione dal Tribunale di Marsala, per aver dato del figlioccio di un boss all'assessore regionale siciliano David Costa, arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e successivamente assolto in forma definitiva. Travaglio è stato condannato a pagare 15.000€[88].
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Questi sono i fatti. Cosa ne penso? Errori. Secondo me per tutti gli articoli e trasmissioni che ha fatto una cosa del genere ci sta. Se si guarda ha perso contro Verde e Previti che hanno subito condanne ben più gravi, contro Schifani che ha avuto qualche indagine per mafia, Confalonieri per errori. Sulla carta sembra un delinquente, però a me sembra più un danno da iper-attività. Ognuno la pensi come vuole, ma a me sembra sempre più pericoloso socialmente Berlusconi.

martedì 8 gennaio 2013

L'amore non è bello se non è litigarello - L'infinita storia d'amore e odio tra Lega e Berlusconi

Il rapporto Berlusconi-Lega è sempre stato tormentato, come quello di due innamorati destinati a prendersi e a lasciarsi.
La prima crisi avvenne dopo meno di un anno dall'inizio della loro relazione, con la sfiducia della Lega al Berlusconi-1 del 1994, a cui seguirono tanti di quegli insulti che nessuno, neanche a sinistra, ha mai osato fare all'Unto del Signore: vedere per credere, a partire dal minuto 5:40 di questo video.


Il Senatur giunse addirittura a dire, in anticipo su molti, che "I quattrini di Berlusconi vengono da Cosa Nostra".


Come in tutte le belle storie d'amore, però, i due non potevano restare separati a lungo: come dei novelli Catherine e e Heathcliffe di Cime Tempestose, follemente innamorati seppur lontani l'uno dall'altro, si alleano per le elezioni regionali del 2000 prima e nazionali del 2001 poi, e fu un successo.
E come quando due innamorati tornano insieme, furono faville: 11 anni passati assieme dal 2001, di cui 9 al governo, in cui tante belle leggi come la Cirami, la depenalizzazione del falso in bilancio e tante altre erano solo dettagli, di fronte all'amore tra Bossi e Berlusconi. Per di più, come nelle migliori telenovelas, nemmeno la malattia del primo li riuscì a separare i due: anzi, li unì ancora di più.
Poi però i due si separarono di nuovo: il terzo incomodo Monti si prese Berlusconi, Casini e Bersani al governo con sé e lasciò la povera Lega Nord da sola all'opposizione. In realtà questa era in compagnia dell'Italia dei Valori, ma Maroni, nel frattempo diventato segretario dopo aver messo alla porta il vecchio amico Bossi, con tutti i casini (con la c minuscola) che aveva all'interno del suo partito (Cerchio Magico, Belsito, Trota) non poteva certamente pensare a mister "Che c'azzecca".


Per fortuna, l'amore vince tutte le battaglie, e proprio la scorsa notte (già me li immagino a fare la pace di fronte a un caminetto, neanche Ridge e Brooke di Beautiful) Maroni e Berlusconi si sono accordati per allearsi alle elezioni nazionali e in Lombardia. Con questo quadro, la partita al Senato diventa quanto mai incerta, come fotografa il sondaggio IPSOS per Il Sole 24 Ore (qui la tabella per le 5 regioni considerate: Lazio, Piemonte, Lombardia, Campania, Sicilia).
In questo modo, il Senato non avrebbe una chiara maggioranza, e si sarebbe in una situazione di ingovernabilità: l'Italia sarebbe nuovamente una "Nave sanza nocchiero in gran tempesta", in balia delle onde della crisi internazionale. Oppure, paradossalmente, un buon risultato di Berlusconi finirebbe proprio per favorire il disegno di Monti, ossia costringere Bersani ad un'alleanza con il centro: quando si dice l'eterogenesi dei fini...
In Cime Tempestose Heathcliff e Catherine sono consumati dal loro amore e trovavano la pace solo dopo la morte, riuniti nella stessa tomba e destinati a vagare assieme nel cimitero come fantasmi. La differenza con la nostra realtà è che i tira e molla di questi incoscienti stanno ammazzando l'Italia, mentre loro prosperano: "Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere / di gente infame, che non sa cos'è il pudore"...


lunedì 24 dicembre 2012

Natale (elettorale) in casa Della Mora

Vi ricordate i Natale di una volta? Quelli belli, in cui si mangiava come porci altri porci, quasi al limite del cannibalismo, 


o ci si annoiava coi familiari? Per intenderci, quelli in cui in televisione non c'era niente, a parte i cartoni animati per bambini, le messe e Natale in casa Cupiello?



Oggi purtroppo non fanno più vedere né Pinocchio né il Canto di Natale con Topolino (sia benedetto Youtube, che ancora mi permette di vedere questo capolavoro che tanta gioia mi ha dato nell'infanzia).


Questo Natale però non ci sarà di che annoiarsi, ne sono sicuro. Oggi, domenica 23 dicembre, abbiamo avuto una prova di come questo sarà un Natale elettorale. Era il giorno in cui ci si aspettava l'annuncio di Monti della sua candidatura, e quindi tutti ad attendere novità a riguardo e le eventuali reazioni.
La giornata è cominciata con questo colloquio pubblicato su Repubblica tra Monti e Scalfari, in cui il presidente del consiglio e il fondatore della testata analizzano la situazione politica attuale: peste e corna su Berlusconi e auspici per una collaborazione post-elettorale del Centro col PD. Il premier dimissionario poi illustra quello che dovrebbe essere secondo lui il programma del prossimo governo, ma sembra dubbioso su una sua eventuale candidatura.
Anche alla luce di questa intervista l'attesa per la rituale conferenza stampa di fine anno del presidente del consiglio era enorme.


Dopo "sole" due ore di interventi non si capiva ancora se il Mario tanto amato da Zurota si sarebe candidato, ma era sempre più chiaro che ormai Monti si pone in contrapposizione con Berlusconi e non lo ritiene avversario degno di rispetto politico.
Ma la lunga giornata televisiva di Monti ancora non era finita: c'era infatti ancora un'ospitata da Lucia Annunziata, e qui finalmente, in maniera più chiara secondo me, ha annunciato la sua intenzione di sostenere il Centro e prestare il suo nome come candidato premier. Ricordiamo che Monti non può candidarsi per il Parlamento, in quanto Senatore a vita, ma la legge attuale prevede che ogni coalizione indichi in anticipo il suo candidato presidente del consiglio. Tutto ciò a patto che oltre a Fini e Casini vi siano liste della società civile (su questo tornerò dopo).


Ovviamente, il venditore di pentole di Arcore non poteva rimanere fermo a guardare, specie perché era già programmato un suo intervento in un programma "notoriamente" ostile ai politici: "L'arena" di Massimo Giletti su Rai 1. Qui Berlusconi ha mostrato la sua tendenza a non riuscire più a parlare con nessuno: vuole solo platee adoranti e giornalisti o presentatori che facciano da spalla, che lo lascino parlare per ore e che si limitino solo ad annuire come Watson con Sherlock Holmes. Ancora una volta, le parole d'ordine sono "Via tasse, contro i complotti dell'Europa della Merkel e con tante facce pulite di imprenditori". Per ora dico solo che è triste vedere un anziano signore di 76 anni parlare come un ragazzino dopo una canna...
Insomma, la giornata di oggi ha mostrato la nascita di due blocchi che vogliono contendersi per il futuro la leadership della destra: i cosiddetti centristi, che vogliono Monti, e i lacché di Berlusconi, sempre più prigionieri della sua figura. Non serve che dica che io tifo per Monti: il nostro paese avrebbe tanto bisogno di una destra finalmente decente.
E gli altri in tutto questo? il PD ufficialmente si limita a una nota di Bersani, ma non poteva mancare D'Alema, che ribadisce che il PD il suo candidato ce l'ha e vuole vincere, pur nel rispetto di Monti e con la volontà di un dialogo post-elettorale per i problemi gravi ancora in sospeso che non possono essere risolti da una sola coalizione (quest'ultima è una mia interpretazione, però). Da notare la sua difesa di Vendola, descritto come un uomo di governo da valutare per i suoi atti. Chi non ci crede può guardare il video sottostante.


Nel frattempo, infine, Ichino e altri 3 parlamentari "renziani" hanno annunciato la loro intenzione di candidarsi in una "Lista Monti".
Altre reazioni, tra cui quelle di ovvia chiusura di Ingroia e i suoi "Arancioni", potete trovarle qui. Segnalo solo il silenzio di Grillo, sul cui blog l'ultimo post parla della raccolta firme necessaria per potersi candidare.
La situazione delle liste principali, quindi, è la seguente: per ognuna di esse, i commenti sono esclusivamente miei, e l'ordine di apparizione è dato dai risultati dei sondaggi pubblicati su termometropolitico.it, che però non tengono conto delle evoluzioni odierne.

1) PD+SEL+Socialisti, candidato premier Bersani. 
Non ho mai nascosto la mia preferenza per Bersani e per il PD, quindi mi limiterò a dire che per ora sono i favoriti, ma la candidatura di Monti potrebbe attirare alcuni "moderati" a disagio con la linea di Bersani, Fassina (responsabile economia del PD) e Vendola; secondo me però questo aiuterebbe solo a fare più chiarezza e connotare questa come una coalizione classica di sinistra europea, dal profilo social-democratico e quindi progressista. Se il PD da un lato garantirà in Europa che non si stravolgerà quanto fatto dal governo Monti, dall'altra Vendola farà una giusta opera di pressione per modificare qualcosa, specie in tema di esodati (su cui comunque il PD, una volta tanto, si è mostrato battagliero) e riforma del lavoro. I socialisti? Nome nobilissimo, ma al momento non pervenuti, almeno mediaticamente parlando. PD e SEL hanno programmato le primarie per i loro parlamentari il 29 e il 30 dicembre, data un po' ostica ma il tempo era veramente poco. Il segretario Bersani si riserva un elenco di 100 nomi decisi da lui che compariranno nelle liste elettorali, cosa in teoria giusta visto che il segretario e candidato premier ha diritto ad avere un certo numero di uomini di fiducia nel Parlamento. Spero però che questo elenco comprenda molti elementi della società civile e non vecchi ripescati non eletti alle primarie: per ora l'unico segnale è negativo, vista la mancanza di esponenti "ambientalisti" alle primarie, spero che si rimedierà.

2) PDL + Lega(?) + Fratelli d'Italia + La Destra, candidato premier Berlusconi.
Ancora una volta la destra all'italiana, sempre più impresentabile in Europa (basta vedere il sostegno di tutto il PPE a Monti all'ultimo congresso), ma ancora seconda nei sondaggi e in risalita dopo l'annuncio di Berlusconi della sua sesta candidatura. Il PDL, secondo Berlusconi, candiderà molte facce nuove ed elementi finora estranei alla politica: tutti imprenditori (50%, secondo quanto annunciato oggi da Giletti) o sindaci al secondo mandato (20%, sempre la stessa fonte). Io però sono stufo che la società civile siano solo imprenditori o simili: e le forze sindacali? Gli operai? I precari? La Lega ufficialmente ancora pone come condizione che Berlusconi non si candidi, ma sono convinto che, in cambio dell'offerta del PDL a sostenere la candidatura di Maroni in Lombardia alle regionali, questo dettato svanirà: la Lega sa che da sola in Lombardia non vince e si condanna all'isolamento a livello nazionale, per non parlare poi delle minacce di Berlusconi di far cadere le giunte in Veneto e Piemonte, a presidenza leghista, in caso di mancato accordo per le elezioni nazionali. Fratelli d'Italia è la nuova lista fondata da La Russa, Crosetto e Meloni (questi ultimi due definiti "Il gigante e la bambina"), fuoriusciti dal PDL che non sanno staccarsi dal padrone ma che vogliono cercare di rifarsi una dignità, magari per tenere le mani libere dopo le elezioni. Infine, La Destra di Starace, pardon, Storace, ché un po' di fascisti non mancano mai...

3) Movimento 5 Stelle, candidato premier non pervenuto.
Hanno essenzialmente 3 pregi: sono tutte facce nuove, giovani e piene di entusiasmo, hanno già scelto i parlamentari tramite consultazioni online e sono un partito unico, quindi con una struttura e dinamiche decisionali teoricamente facili. Di contro, non hanno ancora scelto il loro candidato premier, le loro parlametarie (le votazioni per scegliere i parlamentari) hanno visto la partecipazione di quattro gatti e le dinamiche democratiche interne sembrano assenti, ossia pare che valga solo la legge di Grillo e Casaleggio e chi non è d'accordo viene subito espulso. Per altre considerazioni, rimando al mio post su di loro.

4) UDC + FLI + Italia Futura + Lista Monti(?) + Montiani PDL, candidato premier Monti.
I centristi, preoccupati fino a qualche giorno fa per le titubanze di Monti, oggi sono più sereni: il loro candidato in pectore ha accettato la contesa elettorale. Secondo i sondaggi, infatti, la discesa in campo di Monti varrebbe almeno 6 punti percentuali. Se l'UDC di Casini e FLI di Fini sono cosa nota, la Lista Monti e Italia Futura dovrebbero soddisfare il desiderio di Monti di avere candidati della cosiddetta società civile. Anche qui mi incavolo col fatto che questi siano solo amici di Montezemolo o accademici: come se tutti in Italia avessimo una fabbrichetta o una cattedra. I Montiani del PDL sono essenzialmente i seguaci di Frattini, qualche democristiano del PDL che solo ora ha trovato il coraggio di mandare a quel paese il capo, dopo averlo appoggiato per 18 anni: troppo tardi, secondo me. I centristi sono però ancora prigionieri di veti incrociati: Montezemolo non vuole Fini, Fini non vuole i fuoriusciti del PDL, ma alle elezioni tutto si ricomporrà, vedrete.

5) "Arancioni" + Federazione della Sinistra + Italia dei Valori(?), candidato premier Ingroia(?)
Nonostante non abbia ancora definitivamente sciolto le riserve, sembra che sia Ingroia il candidato di una lista che vede esponenti "civici" (gli Arancioni), la cara vecchia Sinistra radicale che fu, o i suoi rimasugli (la Federazione della Sinistra, unione di Rifondazione Comunista e i Comunisti Italiani) e l'Italia dei Valori. Ingroia ha comunque già annunciato che non vuole Diliberto e Di Pietro in lista, per segnare un vero cambiamento, e apre a PD e Movimento 5 Stelle. Personalmente mi stanno anche simpatici e apprezzo la volontà di cambiamento vero che sembrano offrire, ma non approvo che Ingroia, per quanto lo rispetti, si candidi così poco tempo dopo aver lasciato la magistratura in Italia. Inoltre, non capisco perché si dicono pronti a dialogare col PD ma poi si presentino da soli. Altre considerazioni nel post del magnifico Zurota.

P.S.: non ho menzionato Fermare il Declino, ma ancora non si sa se si presenteranno alle elezioni o chi sosterranno, quindi non sapevo dove metterli.