domenica 23 febbraio 2014

I libri de "La Spuma e lo Spritz": Marco Magini - Come fossi solo

Come fossi solo, il primo romanzo di
Marco Magini
Per non stufare i lettori di questo blog con le solite storie sulla politica, ho deciso di inaugurare (ma non garantisco che poi vada avanti) una nuova rubrica, dedicata alle mie letture.
Esordisco con una persona che conosco e che è amica della nostra associazione preferita, la Fabbrica di Zurigo, ossia con Marco Magini e il suo romanzo d'esordio Come fossi solo. Ma non è solo questa conoscenza personale ad avermi spinto a leggere il libro: che l'opera prima di uno sconosciuto venga pubblicata da un'importante casa editrice come Giunti, dopo aver ricevuto la menzione speciale nella finale del Premio Calvino 2013, non è cosa da poco. Insomma, se i professoroni dicono che il ragazzo ha fatto un buon lavoro, un qualche motivo dovrà pur esserci! Ora lui scrive romanzi mentre io scrivo su un blog da quattro soldi, ma voglio comunque provare a fare una recensione del suo libro, poi prendetela col beneficio d'inventario da doversi a una tale fonte...
Il libro, se non parlasse di fatti recenti, si potrebbe tranquillamente definire come un romanzo storico, ossia "è ambientato in un'epoca storica e intende trasmetterne lo spirito, i comportamenti e le condizioni sociali attraverso dettagli realistici e con un'aderenza (in molti casi solo apparente) ai fatti documentati" (dall'"Enciclopedia Britannica"). Lo spirito del libro e senz'altro questo, e più in particolare ha il fine rinnovare la nostra memoria storica (sempre troppo breve) sui fatti del Massacro di Srebrenica, il più grande atto di pulizia etnica e genocidio dai tempi della seconda guerra mondiale, svoltosi durante la guerra civile jugoslava.
Il racconto è tripartito, poiché la vicenda viene descritta da tre diversi punti di vista in prima persona, che si alternano nei vari capitoli del libro, ciascuno dei quali prende il nome da colui che narra la storia: Dirk, un soldato del battaglione olandese sotto l'egida dell'ONU che era di stanza a Srebrenica quando si svolsero i fatti, Romeo, uno dei giudici del Tribunale Penale Internazionale per l'Ex Jugoslavia dell'Aja, chiamato a giudicare uno dei partecipanti più marginali al massacro, ossia Drazen, il terzo protagonista, un serbo-croato cresciuto in Bosnia che si è arruolato più per garantire un reddito alla sua famiglia che per vera convinzione, veramente esistito e uno dei pochi ad essere stato condannato.
L'autore del libro, Marco Magini
E infatti quest'ultimo, pur essendo stato l'unico ad aver partecipato direttamente al genocidio, alla fine risulta quello che abbia maggiormente cercato di mantenere la sua umanità. I tre protagonisti, pur essendo presumibilmente delle persone normali (quando non con una grande carriera alle spalle come Romeo), alla fine, pur per motivi e in modalità diverse, si rendono conto troppo tardi della straordinaria tragicità dei fatti di Srebrenica da cui si ritrovano coinvolti, in un meccanismo che più volte l'arte ha mostrato: la spersonalizzazione a cui è soggetto chi si ritrova invischiato nei fatti di guerra, con la perdita della loro empatia o della capacità di giudicare correttamente le cose. Drazen sarà infatti l'unico a fare più tentativi per opporsi a quanto stava accadendo attorno a lui, prima di soccombere alla non-logica della guerra.
Marco ha quindi, con il suo romanzo, colto ancora una volta l'effetto più pesante della guerra, che finisce per sembrare banale a chi ve ne rimane esposto a lungo, un atto meccanico comparabile a tanti altri. Ma con la sua opera egli riesce anche a porre all'attenzione del pubblico odierno l'unico episodio bellico svoltosi in Europa dopo la seonda guerra mondiale, tragicamente così vicino a casa nostra (specie per me: la Jugoslavia era a 90 km da casa mia e sentivo dalla mia cameretta gli aerei che sarebbero andati a bombardare Belgrado nel 1998 per la guerra in Kosovo) e sul quale si è steso un velo di oblio. E un libro che aiuta alla costruzione di una memoria storica per me compie sempre un'opera meritoria di essere premiata, se non altro per la fatica che Marco ha compiuto nel suo lavoro documentale di conoscenza dei meccanismi del Tribunale e di lettura delle fonti sui fatti di Srebrenica, e in particolare sulla storia di Drazen. Ma fidatevi, è un libro che vale la pena di leggere.
Marco Magini, Come fossi solo, editore Giunti, 2014, 224 pagg., 14 €, ISBN 9788809994478. Disponibile in libreria e online sul Giunti Store, Amazon e IBS.

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