sabato 15 marzo 2014

Comunicazione politica del 2000 o MondialRenzi?

Ebbene sì, questo blog non si premura di cercare sempre argomenti originali, non discussi dagli altri o alternativi: ogni tanto anche a me tocca rimestare nel torbido. Voglio parlare della conferenza stampa tenuta da Renzi mercoledì 12 marzo scorso per presentare le prossime misure che il suo governo ha intenzione di prendere. Per chi se la fosse persa e non volesse privarsi di questo piacere (c'è a chi piace il genere), ecco il video integrale.


Se invece vi fidate di me e della mia capacità di discernimento, ecco la mia analisi.

La qualità tecnica dello streaming

Un fotogramma ad alta definizione dello streaming della
conferenza stampa
Non è la prima volta purtroppo che la politica prova a fare la moderna ma poi si perde in questioni tecniche: l'incontro di Bersani con i pentastellati, quello speculare di Renzi, le direzioni PD o le riunioni M5S... Hanno tutti in comune una ridotta qualità tecnica: una bassissima risoluzione, una regia abile come quella dello zio matto che riprende la prima comunione del nipote e un audio che a confronto Armstrong dalla luna si sentiva meglio. Ora, non dico che voglio il full HD (come quando ero al Politecnico a Zurigo e sulla loro intranet si trasmettevano le partite dei Mondiali in HD, roba che col proiettore riuscivo a contare ogni singolo filo d'erba), ma almeno un po' d'impegno... Anche Renzi poi ha commesso qualche errore imperdonabile da questo punto di vista: i gesti con i quali batteva sul podio scandendo ritmicamente il suo discorso risultavano alla fine più sgradevoli che utili.

La comunicazione visuale-iconica e l'uso delle figure retoriche

Da molti Renzi è stato irriso per la scelta della presentazione in powerpoint per illustrare i prossimi provvedimenti del governo, un po' come un venditore in una convention aziendale. Pur se ispirato da Obama nella scelta del mezzo, l'impressione finale è molto differente: tanto istituzionale e preciso il presidente americano quanto a tratti piacione e piazzista il secondo. Chi però fa questa osservazione dovrebbe ricordarsi del contesto differente: se Obama parlava al congresso statunitense, quindi in una delle massime sedi istituzionali del suo paese, Renzi era sì a Palazzo Chigi, ma aveva come destinatario il grande pubblico. E qui non posso non citare Zurota, che sul suo blog personale ha ricordato quale sia il fottuto campo di giuoco: in un paese dove più del 70% degli italiani non ha le competenze per leggere un articolo di giornale bisogna adottare uno stile che possa raggiungere anche costoro. Letta, con il suo bel programma Impegno Italia soddisferà quelli come me, che hanno uno stile cognitivo verbale, ossia apprendono meglio contenuti incentrati sulla parola, sia essa in forma di testo scritto o orale. Ma come ben sanno gli insegnanti, una larga parte della popolazione ha un altro stile, basato sull'immagine o al massimo sul testo breve, tipo i 140 caratteri di Twitter. 
Una comunicazione che adotta questo stile è pertanto destinata ad essere vincente, specie in quella parte molto mobile di elettorato che si informa di meno e che, non abituata ad una fruizione intensa di contenuti, ha bisogno di queste modalità. In fondo i dipinti nelle chiese con le scene sacre o le vite dei santi erano il modo dell'epoca per insegnare a una massa di fedeli analfabeti la dottrina cristiana: e la Chiesa dura da duemila anni...
Renzi e la slide del carrello della spesa
La comunicazione per immagini inoltre rimane spesso impressa ad un livello inconscio, più profondo e quindi è più facilmente destinata a durare nel tempo. L'apoteosi di tutto ciò è la slide, da tanti derisa, del carrello della spesa: Renzi l'ha lasciata per diversi minuti, sapendo che sarebbe risultata molto forte. Promettere 80 euro in più al mese significa fornire un dato significativo, ma che non colpisce come un'immagine immediatamente associata al benessere come un carrello della spesa pieno.
Non so quanto volontariamente, poi, ma Renzi nel suo discorso fa spesso uso di figure retoriche (ossia accorgimenti tecnici del discorso) che aiutano sia a memorizzare più facilmente ciò che si vuole dire sia a renderlo maggiormente interiorizzabile per il pubblico.
Si pensi ad esempio a questo celeberrimo passo della Divina Commedia:

               Per me si va ne la città dolente
               Per me si va ne l'etterno dolore
               Per me si va tra la perduta gente

La ripetizione continua di un certo blocco di discorso (Il "Per me si va") è detta anafora, ed effettivamente consente di memorizzare facilmente questa strofa che moltissimi si ricordano, pur senza sapere dove fosse collocata. Renzi ripete spesso le parole "fare" e "svolta", ad esempio, un po' come un mantra, si direbbe oggi, ma non facendo altro che applicare questa tecnica. Un'altra figura retorica molto utilizzata da Renzi è il chiasmo, ossia la creazione di un incrocio immaginario tra coppie di parole. Un esempio ben noto è il motto dei moschettieri Uno per tutti / Tutti per uno: si noti come la posizione di "Uno" e "Tutti" si inverte tra i due blocchi. Renzi ne fa un uso a volte eccessivo, quasi da supercazzola (tipo "Viva l'Italia viva"), ma se da un lato può far ridere, dall'altro attira l'attenzione, fa presa: e quindi raggiunge il suo scopo.




Il messaggio politico sono io

Si è spesso parlato di Renzi come di un piccolo Berlusconi. Qui voglio confermare almeno parzialmente questa tesi, con un elemento però che fa parte della politica moderna e che Berlusconi ha adottato e importato in Italia: l'identificazione tra leader e proposta politica. La metto in termini semplici: chi vota i partiti di centro-destra nella stragrande maggioranza dei casi non vota un programma, vota Berlusconi.Renzi fa proprio questo elemento tipico della politica americana, dove ciò è una necessità poiché i partiti sono poco radicati nella comunità e quindi hanno bisogno di un forte elemento catalizzatore come un leader per raccogliere consenso in occasione degli appuntamenti elettorali; tale fenomeno però è sempre più forte anche in Europa (Cameron in Gran Bretagna, Zapatero in Spagna), e in Italia, dove la crisi dei partiti è forte, è quasi inevitabile.
Renzi dice continuamente frasi tipo "Ci metto la faccia" su alcuni provvedimenti, a significare che essi sono importanti esclusivamente perché sono quelli che maggiormente si identificano con la sua figura. Piaccia o no, questa è una tendenza sempre maggiore nel nostro paese, dove la frase "Io voglio votare la persona" è sempre più diffusa.

Le criticità

Attenzione: non è tutt'oro quello che luccica
Tecnicamente si può osservare che la maggior parte delle proposte di Renzi hanno una copertura non ben definita: dove li trova i soldi per tutte le sue iniziative? Su questa cosa non è stato chiaro, ma non mi sarei aspettato altro: la conferenza stampa poco si presta a un resoconto dettagliato di tutte le voci di bilancio, e non si può pretendere altro. Più problematica invece è la questione sulle forme con cui le proposte dovranno diventare leggi: se da un lato è positivo il fatto che si faccia più ricorso a disegni di legge (proposte presentate in parlamento da modificare, approvare o respingere) che a decreti legge (atti normativi del governo per cui il parlamento ha 90 giorni per scegliere di convertirli in legge normale o no), offrendo quindi tempo per la discussione, dall'altro si danno molti modi agli oppositori di Renzi per perdere tempo o snaturare le sue proposte. Non quindi il fare serrato e a tratti nevrotico che si vuole raffigurare, anche se sono ancora possibili espedienti per troncare la discussione parlamentare, come la questione di fiducia, per cui o si approva la legge o cade il governo.
Se per molte cose dovremo aspettare il vero e proprio documento di programmazione economica e finanziaria, quest'ultimo però, guardando quei pochi atti normativi già presentati, potrebbe non promettere nulla di buono: il mio politologo friulano di fiducia in suo post ha mostrato come la proposta di riforma costituzionale sia assolutamente frammentaria e raffazzonata, e per lo più presentata in un pacchetto "prendere o lasciare".
Vedo però un'altra grossa criticità. La politica ha un duplice scopo: l'elaborazione e la diffusione di proposte e la raccolta di consenso attorno ad esse. Renzi ha il merito di ricordarsi di quanto sia importante il secondo, da raggiungere anche attraverso l'uso di tecniche di marketing. Fin qui tutto bene: però il problema è il primo obiettivo da me menzionato. A mio parere la proposta politica renziana è a tratti frammentaria, per di più ispirata a teorie da sinistra liberista che andavano tanto di moda negli anni '90, che hanno creato gli elementi che hanno poi contribuito alla drammaticità della crisi (la deregolamentazione della finanza e del mercato del lavoro, ad esempio). Renzi prende sì alcuni elementi da sinistra più socialista (ad esempio, la promessa di taglio dell'IRPEF con aumento del salario netto per i lavoratori dipendenti), ma altri non lo sono: non mi piace ad esempio l'identificazione della pubblica amministrazione o del fisco come nemici. Questa è un'esagerazione nel tentativo di raccogliere entusiasmo, che poco ha a che fare però con quella che secondo me è una priorità che la sinistra del terzo millennio deve avere, ossia la ricostruzione dello stato dopo la sua delegittimazione operata dalla destra in nome del mercato. Ma soprattutto, non c'è quell'opera di elementarizzazione, ossia di riformulazione della propria proposta in termini sì più semplici ma comunque non semplicistici, e che quindi non perdono per strada il significato originario più complesso.
Il problema però è che al momento una proposta di sinistra alternativa non c'è (Renzi sta vincendo sulle macerie), né esiste la sensibilità, da parte di chi ci prova a farla, a catalizzare un consenso ampio, anche sporcandosi le mani con trucchetti da venditore, e facendo da tramite tra la complessità della realtà e l'esigenza di immediatezza dell'elettore: basta pensare che l'avversario di Renzi alle primarie era Cuperlo, figura rispettabilissima ma evidentemente a disagio nel ruolo di leader politico e incomprensibile ai più quando parlava. Rimaniamo perciò con l'alternativa di un leader che si preoccupa tantissimo della seconda gamba della politica (il consenso) ma fallisce nella prima, nella costruzione di una proposta basata su una chiara visione della società, e con essa coerente, e nella sua trasmissione il più possibile fedele, per quanto resa semplice, ai cittadini. Certo, qualche frammento di ciò non manca, ma non vedo quella che i filosofi chiamerebbero narrazione, ossia un impianto ideologico che spieghi il mondo che ci circonda e che riesca ad essere applicato in diversi ambiti, ottenendo quella che Gramsci chiamava "egemonia culturale". In fondo, la cultura di destra del mercato ha fatto sua questa lezione, riuscendo a dominare in economia, nell'istruzione, nella legislazione del lavoro, nella cultura. A quando una proposta di sinistra che recuperi questo concetto di uno dei suoi padri nobili offrendo un'alternativa radicale a quanto visto negli ultimi 30 anni?

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