lunedì 5 agosto 2013

Elogio della pacatezza

Un uomo un mito, Piero Angela
Essendo restato questo sabato sera a casa, dopo un'afosa giornata di lavori di giardinaggio mi sono steso sul divano e, facendo zapping televisivo, mi sono imbattuto nella diretta di RaiNews24 dedicata alla festa per la pedonalizzazione dei Fori Imperiali a Roma. Tra le varie personalità intervenute sul palco, diretto dalla grandissima Concita De Gregorio, ho ammirato in modo particolare il signor "divulgazione scientifica" in persona Piero Angela, che ha parlato di cosa erano i Fori e della vita quotidiana nell'antica Roma.
Ora, a parte la gioia di vedere sullo schermo colui che con il suo programma Quark ha acceso in me la passione per la scienza, i sentimenti che provavo andavano dalla fascinazione per quanto raccontava (sono patito della storia greco-romana antica) alla serenità datami dal modo in cui lo faceva, quella stessa sensazione che provavo ogni volta che ascoltavo la sigla del suo programma, un rifacimento dell'Aria sulla Quarta Corda di J.S. Bach (qui sotto nella versione orchestrale).


Voglio porre l'accento sulla pacatezza del personaggio: un misto di serietà, sobrietà, eleganza, lentezza, che non si ritrova più quasi da nessuna parte, in questo mondo dove purtroppo invece contano l'urlo, la velocità portata all'eccesso, la volgarità e la cialtroneria. Se questi comportamenti fossero limitati al mondo dello spettacolo e in particolare della televisione sarebbe un conto (ma mica tanto, se si pensa che quest'ultima è forse il primo attore e formatore culturale in Italia). Al contrario, essi dilagano in tutti gli ambiti: politica, istituzioni, scuola, università, mondo del lavoro, vita comune, tutti stravolti da un nuovo linguaggio e un modo di essere sostanzialmente cafoni, che vogliono spettacolarizzare qualunque cosa.
Quello di cui invece sento tanto il bisogno e che probabilmente servirebbe al nostro paese è l'esatto contrario: normalità, tranquillità, pensare a quello che si dice prima di dire quello che si pensa, il senso del limite, del decoro, del contegno, uno stile paradossalmente anti-carismatico, che centra il proprio argomentare più sul proprio contenuto che sulla propria forma (per questo, in fondo, pur con tutti i suoi difetti, mi piaceva Bersani, anche se molti non saranno d'accordo).
Attorno a me invece vedo solo un mondo che urla, che va veloce, che usa parole, immagini e concetti volgari ogni tre per due, e si badi che ho un concetto piuttosto articolato di volgarità: per esempio, ritengo di molto più volgare Bruno Vespa in TV che parla dell'omicidio di Sarah Scazzi o il giornalista che va dalla madre a chiedere, subito dopo l'omicidio del figlio, "Che si prova in questi momenti?" piuttosto che vedere un esercito di cazzi che penetrano contemporaneamente il culo di una donna in un film porno (e ho usato volutamente termini da turpiloquio). E questo dilagare mi fa sentire tremendamente a disagio.
Però poi mi basta un tuffo nella musica, e tutto passa. Vi saluto con una delle creazioni musicali che mi danno più serenità: ascoltate il violoncello, questo strumento veramente valorizzato. Buona notte.



venerdì 2 agosto 2013

Berlusconi condannato per la (seconda) volta

In un mio tweet con tanto di errore grammaticale di qualche giorno fa avevo espresso un pronostico su cosa sarebbe successo dopo il 30 luglio, giorno dell'inizio della discussione in Cassazione sul processo Mediaset nei confronti di Berlusconi.


Beh, solo nei prossimi mesi si saprà se avrò avuto ragione o no, ma dopo la giornata di oggi si può affermare che Berlusconi è un pregiudicato, condannato definitivamente per frode fiscale. In realtà aveva già subito una condanna per falsa testimonianza (aveva dichiarato di non appartenere alla loggia P2), ma l'amnistia del 1990 aveva cancellato questa macchia.
Essendo ancora troppo presto per una seria analisi delle conseguenze di tale condanna, mi limiterò a un riepilogo dei fatti. Chiedo scusa sin d'ora a tutti coloro che hanno studiato o stanno studiando giurisprudenza per eventuali (e probabili) errori, e prego di segnalarli tramite un commento a questo post.
La sentenza era stata annunciata per un qualunque momento a partire dalle ore 17 di oggi (1 agosto 2013), per cui quando alle 19 non vi era ancora alcuna novità era corsa la voce che la Corte potesse essere per un rinvio del procedimento al Tribunale d'Appello, allungando i tempi e causando così la prescrizione del processo (che sarebbe scattata da settembre). Quando perciò i giudici hanno letto il seguente dispositivo della sentenza, lo shock è stato grande.


L'estratto sopra proposto è tratto dalla maratona televisiva di sei ore di Enrico Mentana (ma non torna mai a casa? E dire che sua moglie è una modella ex Miss Italia...). Cercherò di spiegare la sentenza a quelli che, come me, poco ne capiscono di diritto e di leggi.
Il tribunale in pratica conferma quasi tutta la sentenza dell'8 maggio scorso del Tribunale d'Appello, secondo cui Berlusconi, con false intermediazioni gonfiate su alcuni diritti televisivi, ha sottratto dalle casse di Mediaset (allora società quotata in borsa) soldi che sono finiti in fondi neri su cui poi non ha pagato le tasse (è bello, una volta tanto, poter usare l'indicativo e non il condizionale): l'unica parte rigettata è quella riguardo alla determinazione della durata della pena accessoria di interdizione dai pubblici uffici. Infatti alcune tipologie di reato prevedono, oltre la detenzione, anche altre punizioni, dette appunto "pene accessorie", tra cui può figurare anche l'impossibilità di ricoprire incarichi in pubblici uffici (come ad esempio uno scranno in Senato). La Corte ha rilevato che, per la frode fiscale, tale interdizione può avere solo una durata compresa tra uno e tre anni, in base all'Art.12, comma 2, del Decreto Legislativo 74 del 2000, e rimanda quindi il procedimento al Tribunale d'Appello, ma per questa sola parte, affinché esso ridetermini il periodo d'interdizione dai pubblici uffici, precedentemente stabilito in cinque anni. Berlusconi risulta quindi condannato a quattro anni per frode fiscale, cioè per aver volutamente nascosto dei soldi al fisco italiano, per di più mentre ricopriva l'incarico di presidente del consiglio. Poiché tre anni di pena sono cancellati per l'ultimo indulto del 2006, resta un anno o da scontare agli arresti domiciliari o da commutare in lavori socialmente utili, ma non di sicuro in prigione, data la legge 251 ex-Cirielli del 2005 (approvata dalla maggioranza di centro-destra), che all'Art.7, comma 2, stabilisce che la pena non va scontata in carcere per gli ultrasettantenni, tranne che per casi speciali. Riguardo alla pena accessoria, essa non può andare in prescrizione, e quindi basteranno altri pochi mesi perché la decadenza di Berlusconi dal Senato diventi definitiva.
Alcuni, tra cui Travaglio, hanno ricordato che la legge 190 del 2012, la cosiddetta "Legge Severino" in materia di corruzione, imporrebbe al presidente del PDL di lasciare il proprio seggio già da ora, ma il suo stesso collega di giornale Peter Gomez ha ricordato come in questo caso valga il "favor rei" (letteralmente, "a favore del colpevole"), per il quale, tra le altre cose, nel caso in cui, dopo la commissione di un reato, subentri una normativa più severa a riguardo allora la condanna deve essere espressa sulla base della normativa meno severa: insomma, non vale la retroattività se l'imputato viene maggiormente danneggiato da essa.
Le reazioni? Si possono riassumere in tre dichiarazioni: quella di Epifani, che sembrerebbe chiudere ad ogni possibilità di salvare Berlusconi negando la concessione degli arresti,


e la dichiarazione di Stefàno, presidente della Giunta per le elezioni del Senato, secondo cui la decadenza di Berlusconi dal Senato può essere votata subito, non appena arriverà la notifica dal tribunale, mentre dall'altra parte si deve segnalare il video di risposta del condannato,


che promette battaglia, anche se a tratti sembra sinceramente abbattuto.
Due sole note, una di colore e l'altra destinata a chi in cuor suo sta esultando.
1) Ve lo immaginate Berlusconi ai lavori socialmente utili, tipo raccogliere le cartacce o le cacche dei cani nei parchi pubblici? Questo magari è improbabile, ma Previti ai suoi tempi dovette prestare servizio presso il CEIS di Castel Gandolfo, che tra le altre cose si occupa di tossicodipendenti.
2) Prima di esultare per la condanna di Berlusconi, si considerino le due seguenti cose. La prima è che il rinvio del calcolo dell'interdizione durerà ancora qualche mese, e potrebbe tardare l'esecuzione della sentenza: qualche mese, per carità, ma guarda caso così viene lasciato in pace il congresso del PD e l'attuale maggioranza di larghe intese ha il tempo per abbozzare una qualche reazione. Quale potrebbe essere questa risposta? Qui entra in gioco il secondo fattore, ossia Napolitano, che nel suo comunicato sulla condanna, oltre agli inviti a rispettare la magistratura, afferma: "Ritengo ed auspico che possano ora aprirsi condizioni più favorevoli per l'esame, in Parlamento, di quei problemi relativi all'amministrazione della giustizia, già efficacemente prospettati nella relazione del gruppo di lavoro da me istituito il 30 marzo scorso". Ma cosa consiglia tale gruppo di lavoro in materia di giustizia? Nella sua relazione finale, propone varie cosette devastanti, tra cui stretti limiti sui tempi d'indagine, l'utilizzo delle intercettazioni e l'inappellabilità delle assoluzioni in caso di reati lievi (paragrafo 24), e cosa voglia dire lievi non si sa, e l'istituzione di un secondo grado di giudizio per la condotta dei magistrati che deve essere tenuto da una Corte a maggioranza politica (1/3 dei membri eletti dal Parlamento, 1/3 eletto dal Presidente della Repubblica, paragrafo 28): insomma, la partita politica-giustizia non è ancora finita.

lunedì 29 luglio 2013

Cortometraggi animati nipponici

L'estate è da sempre la stagione televisiva dell'amarcord: repliche di vecchie serie televisive, film o programmi del passato di successo sono all'ordine del giorno. Il digitale terrestre, con il suo proliferare di canali (spesso inutili), ha recentemente ingigantito tale fenomeno, riempiendo l'etere di ogni genere di antichità televisive.
Qualche sera fa ho notato che uno dei canali Mediaset sta riproponendo tutte le puntate di Holly e Benji, cartone giapponese del 1983 e quindi mio coetaneo.
Quando Mediaset non era un ramo distinto di Fininvest collocato in borsa e Berlusconi voleva conquistare le menti degli italiani, i cartoni giapponesi catturavano l'attenzione dei bambini così come gli uomini adulti erano conquistati dai primi programmi con le donne scollacciate (Colpo Grosso e Drive In, anche quest'ultimo nato nel 1983) e le donne dalle telenovelas (nel 1994 Beautiful passa da Rai 2 a Rete 4).
Voglio tranquillizzare le lettrici e i lettori: in questo post non vi annoierò con analisi socio-politiche da quattro soldi su come l'impero televisivo di Berlusconi, oggi e nel passato, sia la colonna portante dell'egemonia culturale berlusconiana: oggi mi dedicherò all'amarcord.
Si può capire come l'onda lunga dei cartoni giapponesi sia stata travolgente se si pensa a quante generazioni di bambini, giocando a calcio al campetto, abbiano urlato, al momento di concludere in porta, frasi sconclusionate tipo "Tiro della Tigre" o "Tiro del Falco": così erano chiamati i colpi segreti degli attaccanti di Holly e Benji che, quando volevano essere sicuri di fare gol, ricorrevano a queste armi. Palloni che sfondano la rete e fanno buchi nelle pareti sfidando ogni legge della fisica, acrobazie che neanche gli stuntmen più spericolati (sotto un esempio della mitica "Catapulta infernale") sono baracconate che ogni maschio tra i 18 e i 35 anni conosce a memoria.


La cosa però non riguarda solo gli uomini: anche le donne venivano plagiate dai cartoni dedicati alla pallavolo, in ordine cronologico Mimì e la nazionale di pallavolo e Mila e Shiro due cuori nella pallavolo. Palloni che diventavano ovali per la velocità fino, a volte, ad infiammarsi, salti come neanche una pulce e allenamenti crudeli (a delle compagne a cui sanguinavano le mani e che si lamentavano per il dolore Mimì rispose "Deve fare male", per non parlare poi di Mr. Diamond che picchiava le giocatrici con un bastone di bambù) hanno spinto molte ragazzine ad appassionarsi alla pallavolo, e chissà, magari i trionfi internazionali delle nostre pallavoliste hanno origine da questi cartoni.
Potrete ben capire quindi la tenerezza che ho provato nel rivedere il cappellino di Benji con scritto W. Genzo (il suo vero nome giapponese) sullo schermo del mio televisore.
Le conclusioni di questo post? Chi è cattivo potrà pensare "Ma guarda questo, conosce anche le puntate dei cartoni per bambine", chi invece è più sensibile si unirà al mio coro: "Due sportivi, due ragazzi, per il calcio sono pazzi...". 


P.S.: in onore alla mia dolce compagna, vi propongo la prima puntata del doppiaggio in triestino di Holli e Benji: una cosa un po' locale, ma non potevo non pubblicarla, vista poi la presenza di Zurota in questo blog ;)


sabato 27 luglio 2013

Primarie PD: aprire o chiudere?

Il segretario ad interim del PD Guglielmo Epifani.
La notizia è di oggi: la direzione del PD doveva riunirsi per decidere sul prossimo congresso che eleggerà il nuovo segretario. Se la data è stata quasi fissata (probabilmente il 24 novembre) su una cosa il partito si è diviso: a chi concedere il diritto di votare alle primarie che nomineranno il successore di Bersani?
Le posizioni in campo sono due: primarie aperte a tutti o riservate ai soli iscritti.
Entrambe le posizioni sembrerebbero avere delle valide argomentazioni. Comincerò da chi vuole l'apertura totale ("apri tutto"), chiamandoli "I Ducciani" (vedere il video sottostante), per poi proseguire


con chi vuole invece che le primarie siano solo per gli iscritti, etichettandoli come "Maginotiani", perché vogliono erigere un argine contro possibili invasioni di elementi indesiderati, come appunto doveva fare la "Linea Maginot".
Ducciani
La loro posizione è: alle due precedenti primarie per il segretario, quelle che hanno designato prima Veltroni e poi Bersani, hanno potuto votare tutti, non solo gli iscritti al partito, e spesso le iscrizioni sono gonfiate da degli autentici "Signori delle tessere" che le pagano anche per altre persone per garantirsi un pacchetto sufficiente di voti. Inoltre, poiché da statuto PD il segretario è automaticamente il candidato del partito alla presidenza del consiglio (alle ultime primarie per Renzi fu approvata una delega a tale clausola proprio per consentirgli di candidarsi), è giusto che anche i non iscritti possano dire qualcosa, anche per dare l'immagine di un partito aperto alla società civile. Uniti su questa linea sono finora tutti gli aspiranti candidati che si sono già dichiarati (Gianni Cuperlo e Pippo Civati) e Matteo Renzi e i suoi seguaci.
Maginotiani
Nessun partito consente ai non iscritti di scegliere il segretario: a differenza delle primarie per il premier, per le quali è importante la partecipazione di tutti, in questo caso si sceglie una figura che dovrà principalmente occuparsi del partito, ed è quindi importante che il vincitore sia una figura apprezzata da chi ne costituisce l'ossatura. In caso di primarie aperte, invece, ci si ritroverebbe con la possibilità di avere persone neanche lontanamente simpatizzanti il PD che però, manovrate magari da politici di un altro schieramento, vogliono modificare il risultato facendo vincere un candidato che sia più gradito agli avversari piuttosto che agli elettori di centro-sinistra.

Cosa ha deciso il PD? Di rinviare la decisione alla prossima settimana, in una data (sarà una coincidenza?) successiva alla sentenza definitiva della Cassazione su Berlusconi, che dovrebbe essere il 30 luglio o poco più in là.
In linea di principio e in un mondo ideale devo ammettere che sarei un maginotiano: il segretario non deve essere per forza il candidato premier e per il suo ruolo deve essere una figura che deve riferire soprattutto al partito, ma... Ma non siamo in un mondo ideale, e questa modifica del regolamento servirebbe solo a favorire una classe dirigente datata che non vuole saperne di passare la mano, e spera che il suo lunghissimo insediamento nel partito possa essere sufficiente garanzia di posizione di dominanza tra gli iscritti. I signori delle tessere, inoltre, sono una realtà che ho potuto vedere con i miei occhi.
Inoltre il rinvio di oggi fa capire ancora di più che le posizioni sono esclusivamente strategiche: ciascuno spera solo di ottenere il massimo vantaggio per la propria "corrente", e poiché un'eventuale condanna per Berlusconi potrebbe causare il crollo di questo governo e il ritorno alle urne è meglio aspettare per vedere come meglio posizionarsi. Il guaio è che di tattica si può morire...

I figli so' piezz' e' core... Ma non per tutti

Il (purtroppo) Sen. Divina con il suo ecumenico camper.
"Ho due figli, un maschio e una femmina [...] Se fossero gay mi dispiacerebbe molto [...] Un figlio te lo tieni in quel modo, anche se fosse un delinquente [...] Ogni famiglia ha le sue disgrazie".
Queste parole sono dell'immeritatamente Senatore Sergio Divina della Lega Nord, i cui esponenti ci hanno ultimamente abituato ad affermazioni dallo stile impeccabile, Calderoli in primis. Questo messaggio d'amore cristiano in cui si mette sullo stesso piano un omosessuale con degli assassini non ha bisogno di tanti commenti: la sua mancanza di logica e senso è palese.
Non contento, poi il Divina ha anche aggiunto la frase "L'omosessualità è una devianza". Ora, oltre che alla manifesta mancanza d'intelligenza già mostrata in precedenza, questa frase certifica l'ignoranza del senatore in questione: l'omosessualità è stata rimossa dal DSM, il manuale dell'Associazione Psichiatrica Americana sulle malattie mentali, nel 1974, nella settima ristampa della sua seconda edizione. Insomma, tali posizioni sono non più accettabili da quarant'anni, forse qualcuno al senatore dovrebbe dirlo.
La cosa triste è che la parola senatore viene dal latino senex, is, che significa "anziano". Il Senato nell'antica Roma era infatti originariamente composto dai membri più anziani della società, e anche quello italiano moderno è riservato solo a chi ha superato i quarant'anni d'età, perché si presuppone che il passare degli anni porti saggezza e buon senso (mio zio dice "Tengo i capelli bianchi", a significare la sua conoscenza del mondo maggiore della mia). 
Il Sen. Divina invece conferma che purtroppo il tempo non porta sempre consiglio: il vino cattivo, invecchiando, può diventare solo aceto.

giovedì 18 luglio 2013

Ci sono conservatori e conservatori...

Ieri sera stavo rivedendo un po' dei vari Tweet che giungono sulla mia bacheca perché scritti o citati da gente che seguo (per meglio dire, di cui sono follower).
Citato da Fabrizio Barca, fino a qualche mese fa papabile candidato alla segreteria PD e ora in giro per i circoli del partito a spiegare la sua idea di Italia, anche se non sempre con parole semplici (chi utilizza oggi la mirabile espressione catoblepismo?), ho trovato il seguente Tweet di David Cameron, premier britannico e capo del partito conservatore:
che tradotta significa "Dopo un lungo iter parlamentare il matrimonio gay è diventato legge stasera - un atto di cui credo si possa essere fieri in quanto paese".
Quando mai sentiremo pronunciare queste parole da un presidente del consiglio, o da un leader del centrosinistra, in Italia? Cameron di sicuro non è il mio politico preferito, anzi... Non posso dimenticare la sua politica d'ostacolo al processo di unificazione europea (tipica in realtà dell'atteggiamento britannico), i suoi atti tesi a difendere la City di un paese ormai completamente deindustrializzato dal Thatcherismo e completamente dipendente dalla finanza, anche non trasparente (Londra è ormai una delle principali piazze del riciclaggio dei proventi del narcotraffico), il suo aumento delle rette universitarie del 200% per coprire i tagli del governo durante i maxi-salvataggi delle banche: insomma, non è certo il mio leader preferito, tenendo conto per di più che ha appena avviato un
progetto per convertire la centrale elettrica di Battersea, rappresentata qui a sinistra sulla copertina del leggendario album Animals dei Pink Floyd, per farci un centro commerciale e una zona residenziale di lusso.
Eppure, nonostante ciò, persino un esponente politico di tale caratura riesce a capire che non è più accettabile la mancanza del diritto a sposarsi civilmente per le coppie omosessuali e che lo stato non garantisca e riconosca tale unione.
E i nostri politici? Questo obiettivo di civiltà sembra ben lontano per il nostro paese, avendo una classe politica schiava di un malinteso concetto di morale cattolica che scambia la religione con un atteggiamento da baciapile. 
Insomma, un atteggiamento da caproni, ovini come quelli della canzone "Sheep" (Pecore) dell'album dei Pink Floyd sopra citato, con la quale vi saluto: buon proseguimento.


sabato 13 luglio 2013

Non pensare all'elefante.

Il titolo del post richiama un libro scritto da George Lakoff nel 2006: in breve, la tesi principale di questo testo era che se il Partito Democratico (quello americano) voleva tornare a vincere (in quegli anni George W. Bush era al suo secondo mandato presidenziale) doveva smettere di essere ossessionato dal suo avversario politico (il Partito Repubblicano, il cui simbolo è appunto un elefante), ma ricostruire una sua proposta politica con la quale convincere gli elettori a prescindere dai difetti dell'avversario. Per continuare con le metafore zoologiche, in Italia il Partito Democratico (quello italiano) dovrebbe smettere di pensare continuamente al Giaguaro (o al Caimano, per fare citazioni più dotte) ed elaborare una sua proposta politica chiara, precisa e vincente.
Questi giorni sono un'ennesima prova che siamo lontani da un tale traguardo. Il 10 luglio il PD vota la richiesta del PDL di sospensione delle sedute pomeridiane, per concedergli di riunirsi e discutere della decisione della Corte di Cassazione di iniziare il terzo grado del processo Mediaset il 30 luglio, in modo da evitare, la possibile parziale prescrizione prefigurata dal Corriere della Sera, che allontanerebbe una sentenza definitiva. Evidentemente i destini giudiziari di Berlusconi erano più importanti della discussione sull'istituzione di una Commissione parlamentare per le riforme costituzionali (questo era previsto al Senato ed è stato fatto il giorno dopo) o della conversione del Decreto Legge 63 di quest'anno sull'Ilva, con il quale si è cancellato il fermo delle attività dell'acciaieria imposto dai magistrati (alla Camera, anch'esso rinviato al giorno dopo). Chi se ne frega delle riforme (sempre evocate, come un mantra, almeno da quando ho cominciato a seguire un telegiornale) o dell'Ilva di Taranto: Silvio rischia di essere buttato fuori dal Parlamento, questo sì che interessa i cittadini!
Di oggi poi è la notizia di Libero di una possibile grazia di Napolitano a Berlusconi in caso di sua condanna (cosa seccamente smentita dal Quirinale), nonché di una proposta di modifica della legge del 1957 che vieta a chi è titolare di concessioni pubbliche di essere eletto: da "ineleggibile", Berlusconi diventerebbe così "incompatibile", e avrebbe un anno per scegliere se dimettersi da Senatore o vendere le sue reti (magari ai figli). Il tutto nel giorno in cui si rumoreggia su una possibile apertura del M5S a un governo con il PD e del conseguente lavoro dei pontieri di quest'ultimo (cosa a cui non credo, sono solo tatticismi per quietare i falchi PDL).
Insomma, siamo sempre a parlare di Berlusconi, non di politica, pensando che queste due cose siano indissolubili. C'è da dire che questo post mi è stato indirettamente ispirato da Veltroni, che in un'intervista televisiva ha proprio citato il libro di Lakoff. Io non sono mai stato veltroniano, alle primarie del 2007 per il segretario votai addirittura Rosy Bindi, e gli imputo buona parte della dissoluzione dell'impianto ideologico attuale della sinistra, perché ha voluto parlare di apertura e contaminazione della politica del PD prima di costruirne una, come invece tentò, seppur con mille incertezze, Bersani (ne dovrò parlare in un post, questa sintesi è troppo corta); però questo suo richiamo è assolutamente corretto, anche perché non è originalmente suo. 
Dettare l'agenda politica è uno degli accorgimenti politici più vecchi del mondo: basti pensare che Gramsci per primo inventò il concetto di "egemonia culturale" per spiegare il mancato successo, previsto invece da Marx, della rivoluzione socialista nei paesi industrializzati e in particolare in Germania (Marx pensava a quest'ultima, mica all'URSS post-feudale...). Non a caso Gramsci viene studiato nelle Università Americane (qui un esempio) mentre noi lo ignoriamo, e anziché cogliere la sua lezione, come invita a fare anche Lakoff, ci perdiamo a parlare ancora una volta di Berlusconi: ma d'altronde, che si aspettava il PD quando ha scelto le larghe intese? Di non essere condizionato dai processi?
Bisognerebbe avere l'atteggiamento di Benigni, che intervistato da Biagi nel 2001 (non si trova il video online, rimosso per motivi di copyright dalla RAI che però non ha ancora provveduto a mettere sul sito le puntate de "Il fatto"), disse le seguenti parole "Non voglio parlare di politica. Sono qui per parlare di Berlusconi, quindi mi voglio tenere più lontano possibile dalla politica" (qui l'intervista completa). Peccato che per parole come queste Biagi fu poi allontanato dalla televisione, e non vedo molta gente con la sua semplice voglia e coerenza di difendere il diritto di esprimere le proprie idee...
Insomma, caro PD: vuoi di nuovo il mio voto? Concepisci prima una proposta politica, e poi ne riparliamo.