martedì 26 marzo 2013

Le consultazioni


La scorsa settimana i gruppi parlamentari si sono recati dal Presidente Napolitano per fornire un loro candidato ufficiale alla presidenza del Consiglio dei Ministri: le cosiddette consultazioni.
Se nella giornata di mercoledì 20 si sono presentati i partiti minori, giovedì 21 è stato il turno di quelli che numericamente contano di più: il M5S, il PDL + la Lega e, buon ultimo, il PD. Il problema principale resta sempre il medesimo: nessuna forza possiede i numeri al Senato per formare un governo.
Vi offro una sintesi delle posizioni emerse dalle 4 coalizioni che si sono presentate alle ultime elezioni, in ordine decrescente di voti ricevuti, e dell'evoluzione di questi giorni.
Bersani ha infatti ricevuto un cosiddetto pre-incarico. A lui il compito di cercare i numeri con le altre forze politiche, poi egli riferirà a Napolitano ed in caso potrà avere il vero e proprio incarico, per eventualmente in seguito proporre dei nomi per il governo su cui ricevere l'approvazione finale di Napolitano e presentarsi alle camere per il voto di fiducia entro dieci giorni.

PD + SEL
Bersani per PD e SEL deve poter provare a formare un governo, cercando i consensi ad un suo governo in Parlamento. L'interlocutore preferito è il M5S, no ad accordi con il PDL. L'alternativa è il ritorno al voto. Vendola su questo punto è molto più netto di Bersani, che negli ultimi giorni ha avuto un'evoluzione, parlando di un doppio binario: PDL per le riforme costituzionali, M5S per l'azione di governo).

PDL + Lega
Il PDL ha ribadito la sua offerta al PDL di voler formare un governo di grande coalizione, come conferma anche l'affermazione odierna di Alfano "No a preclusioni su Bersani". La Lega, contraria al ritorno al voto, ha comunque smentito un eventuale sostegno ad un governo Bersani senza il coinvolgimento del PDL: era infatti emersa l'ipotesi che la Lega, pur di garantire la nascita di un governo, potesse rompere il sodalizio con il PDL. Oggi entrambi i partiti hanno incontrato insieme Bersani nell'ambito dei colloqui che quest'ultimo avrà in questi giorni con tutti i partiti, e confermato la loro posizione: o un governo insieme al PD, o il voto.


M5S
Sono quelli con una posizione molto netta: non vogliono dare la fiducia a nessun governo, tranne ad un loro monocolore. Non avendo ottenuto ciò, in base alle loro richieste alle consultazioni essi si aspettano di ottenere la presidenza delle commissioni parlamentari di vigilanza RAI e di controllo dei servizi segreti, riservate da sempre a esponenti dell'opposizione. Domani 27 marzo incontreranno Bersani, e la riunione sarà trasmessa in live streaming online. In ogni caso, l'assemblea degli eletti del M5S ha ribadito il no a un governo con il PD, nonostante i gesti di SEL come il voto a un esponente del M5S come questore alla camera e la partecipazione alla visita dei cantieri TAV assieme agli eletti di Grillo.


Montiani

I montiani, coerentemente con quanto vanno dicendo dal giorno dopo le elezioni, vogliono un governo di larghe intese, ossia che coinvolga PD, PDL e loro per poter portare avanti l'esperienza partita col governo Monti, seppur con altri nomi. Praticamente irrilevanti dal punto di vista numerico e grandi sconfitti assieme a Bersani di queste elezioni, potrebbero tuttavia essere importanti (18 voti) per la situazione al Senato: un loro voto di fiducia potrebbe essere determinante, assieme a quello dei leghisti (26 senatori), per poter formare un governo sostenuto da una maggioranza di 167 senatori, come alcuni retroscena sostengono.

Si nota che le posizioni sono stabili da ormai settimane, col solo Bersani che, dovendo e volendo formare un governo, prova a vellicare le altre forze politiche con strizzate d'occhio spesso tra loro contraddittorie: d'altronde, il PD sa che questo è l'ultimo giro per una buona parte della sua dirigenza, lui compreso, che non potrà poi più presentarsi, almeno in buona parte, alle prossime elezioni. Certo che l'alternativa più gettonata al momento (Renzi) a me fa ribrezzo, e sempre per le stesse motivazioni delle primarie: il voto e l'impegno contro i referendum sull'acqua, le sue vicinanze in ambito economico alle posizioni di persone come Ichino e Zingales e il suo stile assolutamente accentratore sarebbero un passo indietro per tutta la sinistra, secondo me. Tornando a Bersani, il suo tentativo appare fragile, e il suo "doppio binario" difficilmente comprensibile dalla larga maggioranza degli elettori: se non si può fare un governo con il PDL causa impresentabilità di Berlusconi, perché d'improvviso quest'ultimo diventa un interlocutore affidabile per le riforme costituzionali?
Il PDL ancora una volta dimostra invece di avere come obiettivo finale la difesa del suo capo. La manifestazione dello scorso 23 marzo lo conferma, ma soprattutto il voler fare un governo col PD ha uno scopo chiaro: Berlusconi vuole evitare che vi possano essere voti in materia di giustizia che lo possano danneggiare e usare gli impegni politici per non presentarsi ai processi.
Il M5S continua nella sua visione manichea e nega la collaborazione con chiunque. Il motivo è chiaro: teme di perdere voti in caso di alleanze con altre forze, ritenendo che, poiché il suo elettorato viene sia da destra sia da sinistra, in caso di alleanza con quest'ultima perderebbe voti con la prima e viceversa. Alcuni sondaggi confermano questa ipotesi, altri no: in ogni caso, secondo me, la diretta streaming di domani e alcune indiscrezioni mostrano che il M5S non è così granitico come vorrebbe far vedere.
I montiani in qualunque altro parlamento sarebbero ininfluenti, ma con questa situazione tornano in gioco, così come i leghisti: entrambi vogliono un governo perché entrambi sanno che un ritorno alle urne causerebbe una loro perdita pronunciata di consensi. Dubito però della durata di un governo PD-SEL-Monti-Lega, piuttosto una fiducia da parte delle ultime due forze servirebbe solo a far partire un governo, ma resterebbe comunque il problema dell'azione di governo, a meno che Bersani non porti avanti provvedimenti graditi al M5S, che potrebbe votarli, se mantenesse le sue precedenti affermazioni. Certo, una qualunque mozione di sfiducia riporterebbe la situazione allo stato attuale.
L'unica cosa certa? La legislazione non durerà 5 anni, poco ma sicuro.
P.S.: la sola idea di un PD alleato con la Lega mi provoca conati di vomito...

Nessun commento:

Posta un commento