sabato 17 agosto 2013

Figli delle stelle

Era l'estate del 1977, e nelle discoteche e sale da ballo italiane imperversava il brano di Alan Sorrenti menzionato nel titolo, facendo cantare a tanti giovani italiani "Noi siamo figli delle stelle". La cosa più notevole è che l'artista, probabilmente senza saperlo, ha menzionato una comprovata verità scientifica. 


Per capire di cosa sto parlando, darò prima po' di nozioni basilari di chimica fisica. Come è noto, i mattoni fondamentali del nostro mondo sono gli atomi: essi sono composti da un nucleo di protoni, caricati positivamente, e neutroni, non carichi elettricamente, attorno a cui si trova una nube di particelle, gli elettroni, dalla carica negativa; protoni ed elettroni sono generalmente in numero uguale, e la loro quantità caratterizza il tipo di atomo. Le sostanze formate da atomi di una singola varietà sono dette elementi chimici, e se ne sono osservati 96 in natura e 22 sono stati prodotti in laboratorio; essi inoltre, combinandosi nei modi più disparati, formano tutto ciò che conosciamo: ad esempio, l'idrogeno e l'ossigeno, due elementi chimici, si combinano per formare l'acqua. Tutto quello che ci circonda, anche noi esseri umani, è formato dagli elementi chimici: senza di essi, non ci saremmo.
Un francobollo sovietico dedicato ad Einstein
 ed alla sua più celebre formula
Noi diamo per scontata la loro esistenza, eppure ossigeno, carbonio, azoto, tutti elementi chiave per la vita, non sono nati con l'universo. Subito dopo il Big Bang infatti l'universo primordiale era composto di sola energia, che con il raffreddamento dello spazio ha cominciato a trasformarsi in materia (secondo la relazione E=mc^2 di Einstein che lega l'energia alla materia), formando gli atomi di idrogeno, composti da un protone e da un elettrone, e di elio (due protoni, due neutroni e due elettroni), ma solamente questi: da dove vengono allora tutti gli altri 116 elementi che oggi conosciamo?
La nebulosa del Granchio, formata dai resti della
supernova SN 1054. Fonte: ESA/NASA.
Qui entrano in gioco le stelle: esse sono dei conglomerati enormi di materia, che proprio per la loro massa innescano delle reazioni in cui i nuclei si fondono, generando altri elementi chimici e una notevole quantità di energia. Grazie a questo processo, sono giunti sul nostro pianeta gli elementi fino al ferro (26 neutroni e 26 protoni), e la luce e il calore del nostro Sole, provenienti da questa fonte, forniscono l'energia per tutti i processi, compresi quelli vitali, che avvengono sulla nostra Terra. 
Mancano però ancora 92 elementi chimici all'appello, e alcuni di essi molto importanti: molti metalli, come quelli preziosi, il nichel, il piombo, il mercurio, il cromo per i paraurti e i cerchioni delle macchine dei tamarri, ma anche lo zinco, importante per molti processi vitali nel nostro organismo. Ancora una volta però le stelle forniscono la soluzione: sto parlando delle supernovae, che sono tra le più immani esplosioni nel nostro universo, e costituiscono la fase finale di alcuni tipi di stelle, quelle più grandi, che collassando su se stesse prima dell'esplosione finale generano tutti gli altri elementi che una stella normale non riesce a produrre e che vengono sparsi al momento della deflagrazione.
È da poco passato il periodo di San Lorenzo, in cui i nostri occhi rivolti verso il cielo cercano di trovare una stella cadente per poi esprimere un desiderio. Questo fenomeno è dovuto al passaggio del nostro pianeta attraverso i detriti lasciati da una cometa, che attratti dalla gravità esercitata dalla Terra passano attraverso la nostra atmosfera incendiandosi. Il suo fascino è innegabile, a prescindere dalla credenza legata ai desideri: l'osservazione dei cielo notturno, così ammaliante nella sua infinità, cattura tutti prima o poi almeno una volta nella vita. A me piace pensare che ciò che ci fa provare un brivido non è solo la bellezza di tale spettacolo, ma anche il legame profondo che lo lega a noi: gli elementi che ci compongono, il nostro infinitamente piccolo, vengono da quell'infinitamente grande che abbiamo sopra le nostre teste ogni notte, e in quanto figli delle stelle, ci emozioniamo nel contemplare i nostri genitori.
E proprio in onore delle supernovae il mio saluto oggi è con una canzone degli Oasis, che i miei vecchi compagni delle superiori Alan e Francesco (il secondo però, come da tradizione scolastica, lo chiamavamo per cognome, Ariis) cantavano dal sedile dietro al mio ad ogni spostamento in corriera durante la gita di terza in Toscana: per merito (o colpa) vostro (o vostra) ho imparato ogni canzone dell'album (What's the Story) Morning Glory, compresa questa per l'appunto, Champagne Supernova. Se mai leggerete questo post, a voi va un caro saluto, e un grazie di non essere stati fan delle Spice Girls.

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